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Colpi di testa vietati nel calcio under 10 in USA

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Pubblicato il: 16-11-2015

Sanihelp.it - Qualche mese fa, uno studio della Colorado School of Public Health di Aurora, pubblicato sulla rivista specializzata Jama Paediatrics, focalizzava l'attenzione sulla pericolosità dei colpi di testa nello sport del calcio: più ancora dei contatti fisici e degli scontri di gioco, secondo i ricercatori americani i classici centravanti arieti che raccolgono i cross che arrivano dalla fascia per spingere il pallone in rete a furia di capocciate, o i difensori che respingono i lunghissimi traversoni a campanile rilanciati dai portieri, correvano il rischio di incorrere in traumi cranici e disturbi neurologici anche gravi. Le commozioni cerebrali, si leggeva nella ricerca, aumentano l'incidenza di patologie quali demenza e sclerosi laterale amiotrofica, definito anche come morbo di Gehrig, condizione che in effetti colpisce particolarmente i calciatori.

Alla luce di questi risultati, la Federcalcio Americana ha deciso di vietare i colpi di testa nelle partite che vedono coinvolti giocatori con meno di 10 anni d'età: per i match tra i 10 e i 13, invece, questi gesti non sono stati proibiti, ma è stato comunque raccomandato agli allenatori di limitarne l'utilizzo. Ovviamente sappiamo come la cultura statunitense non sia famosa per l'amore che prova verso il cosiddetto soccer, andando a preferire discipline quali il basket, il baseball, o il football: per questo tale notizia vedrà probabilmente storcere il naso i puristi del calcio, gli europei, quelli che non vedono come una partita possa essere portata avanti senza l'ausilio dei colpi di testa, parte integrante del gioco anche a livello giovanile. Eppure, la notizia è stata confermata, e gli arbitri dovranno dunque punire ogni gesto di questo tipo, proprio per salvaguardare la salute cerebrale dei piccoli calciatori che sognano di diventare stelle della rete.

La decisione è venuta appunto sull'onda lunga dei ritrovamenti della comunità scientifica, che hanno provocato un'ondata di preoccupazione tra i genitori del paese a stelle e strisce i cui figli si cimentano nel gioco del pallone: è stata addirittura organizzata una class action per convincere i dirigenti delle società a vietare i colpi di testa durante allenamenti e partite, cosa che ha convinto la Federcalcio americana a provvedere.

Tuttavia la Concussion Legacy Foundation, organizzazione non-profit che ha promosso la proposta, non si dichiara soddisfatta: aver determinato un'età minima sino a cui è vietato colpire di testa rappresenta un buon inizio, ma si tratta solo di un punto di partenza. D'altronde, i ragazzini tra i 10 e i 12 anni sono la categoria maggiormente a rischio di traumi cerebrali, in quanto sia la materia grigia sia i muscoli del collo non sono ancora completamente sviluppati. Ma c'è anche chi si scaglia contro un discorso di età: secondo Michael Kaplan, professore di legge della George Washington University, i colpi di testa dovrebbero essere banditi in linea generale da ogni competizione calcistica giovanile.  

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Colorado School of Public Health, Jama Paediatrics, Federcalcio Americana, Concussion Legacy Foundation, George Washington University

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