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Può causare danni al feto

Gravidanza: l'infezione da Citomegalovirus si può prevenire

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Pubblicato il: 01-12-2015

Uno studio italiano dimostra che con qualche accortezza si possono ridurre i rischi di contrarre l'infezione più pericolosa. Ecco come comportarsi.

Gravidanza: l'infezione da Citomegalovirus si può prevenire © Thinstock

Sanihelp.it - Uno studio tutto italiano ha permesso di scoprire come prevenire l'infezione primaria da Citomegalovirus nelle donne in gravidanza. 

Il Citomegalovirus è il principale agente infettivo responsabile di sordità e di ritardo psicomotorio congenito. Si stima che ogni anno circa 40.000 bambini negli Stati Uniti, 35.000 in Europa e 2.000 in Italia nascano con l’infezione congenita (cioè contratta durante la gravidanza) da CMV.

Il 10 - 20% di questi bambini (circa 200 - 400 in Italia) viene alla luce già sintomatico o sviluppa sintomi più o meno gravi nei primi anni di vita, un numero analogo a quello dei nati con la sindrome di Down. In Paesi come la Germania e l’Italia i costi diretti di un'infezione congenita da CMV superano i 60.000-100.000 euro, mentre le conseguenze per le famiglie colpite sono incalcolabili.

La trasmissione al feto è più frequente e le conseguenze per il bambino sono più gravi quando la gestante contrae l’infezione per la prima volta durante la gravidanza. Per ragioni legate alle caratteristiche del virus, il CMV è frequentemente e abbondantemente presente nelle urine e nella saliva dei  bambini al di sotto dei tre anni di vita e una delle più frequenti modalità di infezione  avviene quando si portano inavvertitamente alla bocca mani o oggetti contaminati. 

Per questo motivo, gestanti sieronegative (ovvero suscettibili all’infezione primaria), che hanno frequenti contatti con bambini piccoli per ragioni familiari o di lavoro, sono a elevato rischio di contrarre l’infezione. Circa i due terzi di tutte le infezioni primarie avvengono infatti in donne alla seconda o più gravidanza.

Lo studio è stato condotto presso le Cliniche ostetrico ginecologica universitaria dell’ospedale Sant'Anna della Città della Salute di Torino e della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Pavia e ha coinvolto circa 9000 gestanti.

Alle donne veniva raccomandato di lavarsi frequentemente le mani, non baciare i bambini piccoli sulla bocca o sulla faccia, non condividere stoviglie, biancheria, cibo o bevande. Più in generale, veniva raccomandato di non portare alla bocca qualunque cosa potesse essere stata nella bocca del bambino (ciuccio, manine e piedini inclusi).

I risultati sono stati inequivocabili: mentre nel gruppo di controllo (donne non informate) 9 donne su 100 hanno contratto l’infezione, solo 1 su 100 ha contratto l’infezione nel gruppo che aveva ricevuto adeguate informazioni.

Il 93% delle donne ha ritenuto che l’impegno richiesto per seguire le norme igieniche raccomandate (incluso quella, non facile, di limitare gesti spontanei di affetto come baciare il proprio bambino sulla bocca / faccia) fosse del tutto proponibile alle donne a rischio di infezione. 



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Città della salute e della scienza di Torino

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