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E se l'ipotesi di un'apocalisse zombi non fosse così remota?

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Pubblicato il: 16-12-2015

Sanihelp.itGli zombi sono personaggi di fantasia dei film dell'orrore, nati dall'ispirazione di George Romero, regista che ha legato la sua fama proprio alla saga dei morti viventi. Sebbene ogni pellicola abbia storia a sé, e in effetti possieda significati politici e sociali nascosti, il canovaccio resta più o meno sempre analogo: lo scenario è perennemente apocalittico, i cadaveri che per una ragione o per l'altra riprendono a camminare e sono assetati di carne umana, i sopravvissuti cercano di barcamenarsi come possono in condizioni di costante precarietà e disagio. Da questo fortunato filone sono poi nati film e serie-tv di forte successo, come «Ventotto giorni dopo» del premio Oscar Danny Boyle o «The Walking Dead», giunto oramai alla sua sesta stagione.

Per quanto il tema dell'apocalisse zombi sembri appartenere esclusivamente alla sfera dell'horror fantascientifico, in questi giorni addirittura la prestigiosa rivista specializzata British Medical Journal ha svelato come, secondo la comunità scientifica, tale scenario possa rappresentare un'ipotesi non poi tanto remota. Per giungere a questa conclusione, sono stati pubblicati i risultati di uno studio intitolato «Zombie infections: epidemiology, treatment and prevention», scritto da Tara Smith, professoressa della Kent State University in Ohio. Si tratta per la verità di un espediente, utilizzato dalla ricercatrice, per attirare l'attenzione sulle emergenze mediche reali: dunque, la diffusione di questo genere di storie al cinema e in televisione può focalizzare l'interesse della comunità scientifica sul modo in cui certe epidemie, come quella recente del virus Ebola che ha colpito l'Africa, si diffondono.

Studiando le modalità in cui l'apocalisse zombie viene a crearsi in alcune delle pellicole più famose che trattano l'argomento, la ricercatrice si è accorta come nella quasi totalità dei casi a innescare la pandemia siano virus trasmessi tramite morsi: i sintomi dell'infezione tendono ad essere uniformi, a prescindere dall'agente patogeno preso in considerazione; il periodo di incubazione risulta invece altamente variabile, con una progressione che a seconda dei casi può implicare pochi secondi o alcuni giorni. Nonostante la velocità con cui l'epidemia zombi si diffonde, e le sue caratteristiche ampiamente distruttive per la società come la conosciamo oggigiorno, il tema del trattamento e della prevenzione risultano invero poco esplorati: allo stesso modo, secondo la ricercatrice americana, questi tratti devono rappresentare una sveglia per la comunità scientifica a migliorare la cooperazione internazionale per prevenire e trattare quelle malattie, reali, che minacciano la nostra stessa esistenza. D'altronde, la maggior parte delle nazioni risultano altamente impreparate ad un'evenienza di questa portata: fortunatamente, nel 2003 è stato pubblicato un libro intitolato «The Zombie Survival Guide», una sorta di vademecum su come sopravvivere ad un'apocalisse di morti viventi che, a questo punto, tutti dovrebbero tenere sui propri scaffali. 



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Kent State University, British Medical Journal

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