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Flavio Briatore parla dell'educazione del figlio

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Pubblicato il: 22-12-2015

Secondo il manager i bambini di oggi hanno un marcia in più. Per il suo non pretende l'università, ma studio delle lingue e capacità di costruirsi conoscenze sul campo.

Flavio Briatore parla dell'educazione del figlio © Web

Sanihelp.itFlavio Briatore anche da padre non perde il piglio da manager che lo contraddistingue e che ha contribuito probabilmente a renderlo un imprenditore di successo. Del resto anche educare un figlio è un lavoro importante, come ribadisce egli stesso in una recente intervista rilasciata a Il Giornale: «Non ci sono cattive compagnie se riesci a seguire i tuoi figli. Bisogna spendere tanto tempo con loro e non parlargli come facevano i nostri genitori con noi: loro ci trattavano come bambini».

Nathan Falco, che ha 5 anni, è, come i suoi coetanei, ben diverso dai bimbi di una volta, almeno secondo il padre: « Adesso i bambini sono diventati adulti. Circondati da televisioni, iPad, computer, playstation. Hanno un’altra marcia. E sono molto più svegli».

E per bimbi con una marcia più l’educazione non può essere vecchio stile: « Il primo bagaglio importante da offrire ai ragazzi è la conoscenza delle lingue» sostiene colui che è stato insegnante di management del talent The Apprentice. «A mio figlio spiego sempre quanto sia fortunato: qui a Monaco, a scuola, la mattina parla francese, al pomeriggio inglese, a casa italiano. Non so a che livello siano oggi le scuole italiane, però dubito che i ragazzi possano uscirne bene. Anche perché la lingua s’impara parlandola con i compagni».

E che la scuola non possa e non debba essere l’unica via educativa, Briatore lo dice chiaramente: «L’educazione di base arriva dalla famiglia e dal ciclo iniziale di istruzione. Non lo sforzerò se non vorrà fare l’università. Non vorrei trovarmelo a 30 anni ancora con i libri sotto braccio. Vorrebbe dire che ha perso 8-10 anni di opportunità lavorative. Ad aiutarti nella vita è soprattutto la rete di conoscenze che sai costruirti sul campo: il connecting people».

Tutti insegnamenti nell’ottica dell’espatrio, perché secondo l’imprenditore occorre «andare nei Paesi dove conta la meritocrazia e non c'è la burocrazia che abbiamo in Italia. Perché è là che trovi le opportunità. Tanto, qui o altrove, la fatica sarebbe uguale. Solo che all'estero l'opportunità arriva per davvero».

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Il Giornale

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