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La crisi di mezza età non esiste

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Pubblicato il: 13-01-2016

Sanihelp.it - Molti di noi hanno sentito parlare, o hanno sofferto, o soffrono tuttora, della cosiddetta «crisi di mezza età». Si tratta di una specie di condizione per cui un uomo, giunto alla soglia dei 40 o 50 anni, comincia ad assumere comportamenti strani, dovuti a cambiamenti emotivi, che portano spesso ad insoddisfazione ed infelicità. Tipici sintomi con cui questa crisi si manifesta sono il cambiare automobile; la volontà di affidarsi alla chirurgia estetica o farsi un tatuaggio; lo stravolgimento del proprio guardaroba; cedere ad una scappatella. Ma si tratta di una vera e propria condizione medica, o è piuttosto una specie di leggenda, di pregiudizio, di cliché?

Alcuni studi in precedenza, dettati forse dalla mentalità comune, avevano dimostrato che i livelli di felicità, nella nostra esistenza, seguono a livello grafico una traiettoria ad U, il cui punto più basso corrisponde proprio con l'arrivo della mezza età. Tuttavia, un nuovo studio ha rivelato come in realtà non esista una tale condizione, e che in effetti siamo più felici una volta raggiunta la soglia dei 40 anni che nel pieno della nostra giovinezza, a 18 anni. Secondo i ricercatori dell'Università di Alberta, gli studi precedenti avevano un limite: essere puntuali. Andavano ad indagare cioè i livelli di felicità dei diversi soggetti di diverse età in un momento preciso della propria esistenza.

Al contrario la sperimentazione canadese si è svolta in maniera longitudinale: ciò significa che i livelli di felicità dei volontari venivano misurati più volte nel corso della loro vita, approccio che secondo i ricercatori in questione avrebbe prodotto risultati maggiormente precisi. Lo studio si è svolto in questa maniera: gli scienziati hanno preso in considerazione due diversi gruppi di osservazione. Il primo era composto da liceali di 18 anni, seguiti fino al quarantatreesimo anno d'età; il secondo da universitari di 23 anni, seguiti fino al compimento del trentasettesimo anno. In entrambi i casi, i loro dati hanno mostrato un aumento della felicità intorno ai 30 anni, con una leggera diminuzione poco prima dei 43 anni per quel che concerneva la prima categoria di volontari. Cosa abbastanza banale a dirsi, più che legata all'anagrafe, la gioia si è dimostrata dipendente da altre questioni, come matrimonio, salute, termine degli studi e soddisfazione lavorativa. I risultati di questa sperimentazione sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Developmental Psychology.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
UniversitÓ di Alberta, Developmental Psychology

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