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Terapia

Speranza e relazioni, ruolo chiave nel percorso di cura

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Pubblicato il: 19-01-2016

La speranza e la presenza di relazioni significative nella propria vita sono due degli elementi fondamentali che accompagnano il paziente nel suo percorso di cura. Lo studio.

Speranza e relazioni, ruolo chiave nel percorso di cura © Thinkstock

Sanihelp.it - La speranza consente di guardare oltre la malattia, oltre il dolore, oltre le incertezze del futuro ed è un elemento importante per i pazienti che si trovano ad affrontare una diagnosi e un trattamento oncologico.

La sua rilevanza emerge da uno studio che ha coinvolto 320 pazienti dell’’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ed è stato condotto da un’équipe di lavoro multidisciplinare composta da oncologi, statistici, psicologi clinici e da don Tullio Proserpio della cappellania ospedaliera della Fondazione IRCCS – Istituto Tumori di Milano, da molti anni impegnato accanto ai malati di tumore.

La ricerca Hope in cancer patients: the relational domain as a crucial factor è stata presentata nel corso del convegno Cura della speranza, speranza nella cura, svoltosi presso l’istituto milanese.

Il lavoro scientifico, che nei prossimi mesi verrà replicato su un altro campione di pazienti a Houston, in Texas, al Methodist Hospital Research Institute, conferma la correlazione determinante tra speranza e qualità della vita in ambito oncologico e dimostra che, oltre alla componente clinica, psicologica e sociale, anche quella spirituale assume un ruolo fondamentale.

«Si tratta di un aspetto insostituibile nella relazione tra il paziente e le persone che si prendono cura di lui e nella tenuta delle relazioni affettive, così come nel corretto svolgimento del trattamento oncologico. Abbiamo misurato quanto conta la speranza in un percorso di cura e l’importanza di riporre un’aspettativa al di là della vita», spiega don Tullio Proserpio, il sacerdote che ha voluto testimoniare, per la prima volta, anche attraverso la scienza e un metodo rigoroso, quello che l’esperienza già aveva rivelato.

Il 95,3% degli intervistati (non tutti credenti) afferma che sapere di non essere soli offre speranza, mentre solo l'8,1% non crede di stare meglio grazie alla preghiera di altri.

L'88% infatti dichiara di pregare, anche se talvolta raramente (20,3%) per gli altri pazienti. Tra quanti pregano anche per gli altri malati, una piccola percentuale (0,93%) si dichiara non credente. «Questo conferma che anche la preghiera è vissuta e sentita come relazione e dimostra come la dimensione della speranza in un contesto di cura sia fortemente comunitaria», continua don Tullio.

La risposta positiva alla malattia può essere sostenuta anche dalla speranza di guarigione, supportata da una corretta e continua informazione e dalla fiducia nel proprio medico e rafforzata dall’affetto della famiglia. La sfera relazionale, in fase di trattamento, risulta quindi un fattore decisivo nella cura.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Istituto dei tumori di Milano

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