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Allergie in forte crescita: è perché siamo troppo puliti?

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Pubblicato il: 09-02-2016
Allergie in forte crescita: è perché siamo troppo puliti? © Thinkstock

Sanihelp.it - «Ogni tanto occorre sporcarsi le mani»: è un modo di dire piuttosto comune, che però si mal concilia con lo stile di vita odierno, in cui spesso la buona usanza dell'igiene diviene qualcosa di maggiormente simile ad un'autentica ossessione. D'altronde, è pur vero che probabilmente l'incremento delle allergie che stiamo testimoniando in questo periodo storico è dovuto al successo commerciale di certi prodotti anti-batterici. Ci sarà un motivo se condizioni eczema e febbre da fieno sono praticamente triplicate negli ultimi decenni, e se i ricoveri per anafilassi si sono addirittura moltiplicati per sei, come suggerito da uno studio di Allergy UK.

Dunque, siamo forse troppo puliti? Un'affermazione di questo tipo è troppo semplicistica. L'esposizione a batteri e parassiti che solitamente evolvono assieme al nostro organismo è molto importante per la salute, come suggerisce il Professor Bloomfield, della London School of Hygiene and Tropical Medicine; tuttavia, arrivare a suggerire alle persone di non lavarsi le mani, in un periodo in cui nuovi germi maggiormente resistenti agli antibiotici ci minacciano, sarebbe passare di là. Ma quindi, la domanda diretta è: fino a che punto potremmo, e dovremmo, trascurare la nostra pulizia? Quanta sporcizia è accettabile e salutare?

È indubbio che le migliori condizioni igieniche del mondo occidentale hanno aiutato a superare patologie quali per esempio il colera; ma secondo la teoria di David Strachan del St. George's Hospital, datata 1989, questa pulizia ha portato ad un aumento dei casi di allergie. La ragione alla base di ciò sarebbe nel fatto che i microbi non riescono ad «allenare» le cellule immunitarie tramite le classiche malattie che si contraggono durante l'infanzia. Da quando è stata formulata, una tale ipotesi è stata riadattata da alcuni per rimanere al passo con le odierne ossessioni; ed è stata rigettata da altri. Secondo questi ultimi, infatti, le patologie infantili possono addirittura peggiorare il rischio di allergie.

Il problema, infatti, non sarebbe la mancata esposizione alle infezioni virali, bensì ai batteri e parassiti degli animali e del mondo esterno. Bambini che crescono in un ambiente rurale, con madri che vivono in fattorie durante la gravidanza, presentano una percentuale di incidenza minore di condizioni quali asma. Uno studio comparso nel Journal of Allergy and Clinical Immunology ha evidenziato come i piccoli cresciuti in ambienti sterili hanno più probabilità di sviluppare allergie. Tali scoperte hanno portato nel 2000 alla formulazione della «ipotesi del vecchio amico»: come cacciatori-raccoglitori, il nostro sistema immunitario veniva esposto ad una miriade di microrganismi della terra, dell'aria, dell'acqua e degli animali; ci siamo evoluti insieme a questi batteri e il nostro organismo ha imparato a tollerarli. Ma ora che questi «vecchi amici» sono stati tagliati fuori dalla nostra crescita, il sistema immunitario reagisce alla loro presenza in maniera esagerata, causando un'infiammazione. 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Allergy UK, London School of Hygiene and Tropical Medicine, St. George's Hospital, Journal of Allergy and Clinical Immunology

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