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Carlo Conti e la paternità matura e consapevole

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Pubblicato il: 16-02-2016

Non ha mai conosciuto il babbo, perso quando aveva 18 mesi. E ora racconta le gioie della paternità sopraggiunta in età matura.

Carlo Conti e la paternità matura e consapevole © Rete

Sanihelp.it - Reduce dal successo di Sanremo e in attesa di tornare in televisione, Carlo Conti può dedicarsi al figlio, il piccolo Matteo, che, nato l’8 febbraio del 2014, ha da poco spento la seconda candelina. Proprio del suo essere padre ha parlato in una recente intervista al mensile Ok salute e benessere: «All’inizio non è stato facile. Io non so come si faccia il babbo: ho perso il mio a soli 18 mesi, quindi non ho alcuna figura di riferimento con cui confrontarmi» ha rivelato. «Allora ho iniziato a seguire semplicemente quello che mi diceva il cuore. Del resto, sono sempre stato molto tranquillo, razionale ed equilibrato». 

Diventato genitore per la prima volta dopo i 50 anni, il conduttore è consapevole di quanto questo abbia inciso sul suo rapporto con il bimbo: «Vivo la paternità alla mia età in maniera certo più matura e consapevole rispetto a un giovincello. Perché non dovendo più pensare a cercare il mio posto nel mondo, a sgomitare per farmi una posizione, posso serenamente concentrarmi su mio figlio. E godermelo alla grande».

Un figlio tanto desiderato e per questo chiamato Matteo, che significa dono di Dio. Conti ne ha seguito la nascita in sala operatoria, munito di una piccola telecamera perché «da incorreggibile uomo di televisione quale io sono, non avrei mai potuto non fissare con le immagini lo spettacolo più importante della mia vita». Rivela di avergli anche cantato, subito dopo la nascita, Tanti auguri, visto che quel giorno compiva il suo anno zero.

Per Carlo e la moglie, come per tutte le coppie, la parte più difficile è arrivata con il ritorno a casa. «I primi giorni Francesca e io ci consultavamo su ogni cosa. Poi a poco a poco ha iniziato a venirci tutto naturale: il bagnetto, il cambio del pannolino, la gestione dei piccoli pianti improvvisi» rivela il conduttore. «E intanto la nostra vita cambiava radicalmente i suoi ritmi, scandita completamente da quelli di Matteo. Non avevamo più i nostri tempi, ma i suoi. Le notti dormivamo poco perché lui ci teneva svegli, e bastava uno starnuto improvviso per farci cancellare impegni e appuntamenti».

Anche il papà è cresciuto con il figlio: «La sua presenza mi ha regalato una serenità ancora maggiore. Oltre, ovviamente, a un inevitabile senso di responsabilità e di preoccupazione. Che per il momento riguarda solo la sua salute fisica: un capitombolo, un colpetto di tosse o il timore che infili le dita nella presa mi mettono già in allarme. Ma presto verrà il momento di insegnargli educazione e regole. Un proverbio canadese dice che ai figli bisogna dare ali e radici, e io dovrò imparare a farlo».

Carlo, che non ha problemi a vestire, cambiare o fare il bagnetto al figlio, non esclude l’arrivo di un secondogenito, ma assicura «se in futuro ne arriverà un altro sarà una gioia. Altrimenti Matteo crescerà come un figlio unico sereno e felice. Proprio come è stato per i suoi genitori».

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Ok salute e benessere

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