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Cellule staminali: facciamo chiarezza

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Pubblicato il: 30-03-2005

Cosa sono le cellule staminali? Perché si parla di quelle embrionali? Quali sono le speranze future? Con l'aiuto si un esperto, Sanihelp.it vi aiuta a fare chiarezza

Sanihelp.it - Sembra che in campo medico e biologico sia nata una nuova parola magica, cellule staminali.
Tutti ne parlano, molti ci sperano, ma tra conquiste e smentite la situazione appare confusa. Se poi aggiungiamo i numerosi ostacoli di natura ideologica e religiosa, fare chiarezza sulla situazione diventa fondamentale.

Noi di Sanihelp.it ci abbiamo provato con l’aiuto di Dario Ponti, ricercatore del dipartimento di oncologia sperimentale e laboratori dell’istituto dei tumori di Milano.

Innanzitutto, cosa sono esattamente le cellule staminali?
«Sono le cellule progenitrici indifferenziate da cui hanno origine tutti i diversi tipi di cellule che popolano il nostro organismo. Ne esistono di tre tipi: quelle embrionali, che si generano cinque o sei giorni dopo la fertilizzazione dell’ovulo nella fase di blastocisti, quelle fetali e quelle presenti nell’organismo adulto».

Queste tre tipologie, però, hanno caratteristiche differenti: le staminali adulte hanno una capacità di differenziamento generalmente limitata ai tipi cellulari presenti nel tessuto di origine, e lo stesso vale per quelle prelevate dal tessuto fetale o dal cordone ombelicale, mentre le staminali embrionali sono meno specializzate, e quindi possono differenziarsi in qualsiasi cellula: infatti sono definite totipotenti.

«È per questo», spiega Ponti, «che oggi l’attenzione dei ricercatori si concentra su questo tipo di cellule».
Le potenzialità mediche di questo tipo di cellule sono impressionanti: utilizzando le staminali è in teoria possibile curare malattie neurodegenerative come il Parkinson, l’Alzheimer o la sclerosi laterale amiotrofica, ma anche ricostruire ossa danneggiate da fratture complesse o lembi di pelle distrutti dalle ustioni, e perfino rigenerare parti di organi come le pareti del miocardio colpite da ischemia.

«Se le cellule staminali ematopoietiche sono già largamente, e da lungo tempo, utilizzate in clinica e la ricostruzione di ossa lunghe e lembi di pelle mediante cellule staminali mesenchimali è già stata sperimentata sull’uomo, l’impiego di cellule staminali in patologie degenerative come quelle sopraelencate si riferisce a evidenze legate a test di laboratorio sugli animali», puntualizza il ricercatore, «ma i presupposti scientifici per la sperimentazione sull’uomo ci sono tutti, e con le conquiste tecnologiche degli ultimi anni si potrebbero prospettare ulteriori traguardi».

La legge italiana, però, pone numerosi limiti: dal 10 marzo 2004 è vietato qualunque tipo di intervento sull’embrione umano per ricavare cellule staminali. Anche la clonazione riproduttiva, che ricava cellule staminali impiantandone il nucleo in cellule uovo non fecondate, è punita con la reclusione fino a sei anni.
Così, per ora, 24 mila embrioni abbandonati dalle coppie che hanno tentato la fecondazione assistita giacciono inutilizzati in attesa di essere eliminati, mentre i centri di ricerca potrebbero utilizzarli per oltre 50 anni di studi.

Le analisi sulle staminali, però continuano su altri fronti, come quello della lotta ai tumori. «Si tratta di un aspetto recente in fatto di ricerca oncologica», spiega Ponti.
«Si è scoperto infatti che queste cellule hanno una maggiore probabilità di accumulare le mutazioni responsabili della trasformazione neoplastica; infatti persistono nell’organismo per tempi più lunghi rispetto alla cellule somatiche. Se poi consideriamo che le cellule staminali possiedono di per sè caratteristiche simili alle cellule tumorali, arriviamo alla conclusione che all’origine dei tumori ci sono probabilmente proprio le cellule staminali, che che, se geneticamente mutate, acquisiscono la capacità di dare origine alle neoplasie e di sostenerne la crescita».

«Ora si tratta di identificarle e isolarle, capire come avvenga il passaggio da staminali sane a malate, per poi riuscire a colpirle con agenti terapeutici specifici in modo da sconfiggere il tumore proprio alla sua origine».

Dal 1997 a oggi sono già stati compiuti passi importanti: ora si guarda al futuro con una luce di speranza.


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Redazione Sanihelp.it

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