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HIV: si studia l'effetto Charlie Sheen

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Pubblicato il: 08-03-2016

L'annuncio della sieropositività dell'attore ha scatenato un boom di ricerche sul tema, riaccendendo l'attenzione sulla prevenzione.

HIV: si studia l'effetto Charlie Sheen © Thinkstock

Sanihelp.it - Sono state quasi 3 milioni (per la precisione 2,75) le ricerche sull’Hiv registrate su Google in un solo giorno, quando l’attore Charlie Sheen, a novembre 2015, ha confessato di essere sieropositivo da circa quattro anni. Altri 1,25 milioni di ricerche hanno riguardato termini collegati come preservativi, sintomatologia HIV o test per l’HIV.

Un vero e proprio effetto Sheen testimoniato da una ricerca condotta dalla San Diego State University e pubblicata sulla rivista scientifica Journal of the American Medical Association (Jama) Internal Medicine. Lo studio, che ha concentrato l’attenzione proprio sui giorni della rivelazione, sottolinea come l’annuncio della celebrità, pur nella sua drammaticità (l’attore, come avevamo già avuto modo di dire, è arrivato a parlarne pubblicamente perché ricattato), abbia avuto un effetto positivo nell’attirare l’attenzione dei media e del pubblico sull’HIV, sull’AIDS, sul rischio di contagio e sulla prevenzione. 

Charlie Sheen non è certo il primo personaggio famoso ad essere sieropositivo né il primo ad averlo reso noto: prima di lui ricordiamo, per esempio, un altro attore, Ruck Hudson, e il cestista Magic Johnson. Quello che sembra fare ora la differenza è la diversa disponibilità di mezzi informativi per il pubblico: «Oggi tutti abbiamo uno smartphone e possiamo facilmente usarlo per cercare le informazioni all'istante. Quindi anche conoscere, se non sappiamo nulla, cosa è l'Hiv» hanno dichiarato i ricercatori.

Nello specifico, il giorno della divulgazione della notizia, è stato registrato un aumento del 265% di report che citavano la parola virus Hiv. Il 97% legato anche al nome di Sheen. Un vero boom, che potrebbe aiutare quanti convivono con il virus senza esserne consapevoli: solo negli Stati Uniti sono oltre 1,2 milioni i sieropositivi e di questi uno su otto non lo sa.

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