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Il 3% dei bambini italiani ne soffre

Dislessia: in arrivo nuova cura più veloce

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Pubblicato il: 05-04-2016

La stimolazione cerebrale non invasiva può portare a benefici documentati in un arco di tempo molto più breve rispetto alla terapia tradizionale.

Dislessia: in arrivo nuova cura più veloce © Thinkstock

Sanihelp.it - Nuova frontiera per il trattamento della dislessia: una tecnica innovativa è stata sperimentata dai ricercatori di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con il Laboratorio di Stimolazione Cerebrale della Fondazione Santa Lucia.

La dislessia è un disturbo di natura multifattoriale (genetica, biologica, ambientale) che porta a una difficoltà nella lettura. In Italia colpisce circa il 3% dei bambini in età scolare, con ripercussioni sull’apprendimento, la sfera sociale e psicologica. Nei bambini dislessici è stata rilevata la presenza di aree del cervello ipoattive o dal livello di attivazione alterato.

Gli studi più recenti hanno dimostrato che il miglioramento della lettura a seguito della terapia è collegato alla modificazione dell’attività cerebrale, ma sono ancora limitate le evidenze scientifiche su quale sia il metodo più efficace.

Per condurre lo studio è stata utilizzata la tecnica di stimolazione transcranica a corrente diretta, procedura non invasiva con passaggio di corrente a basso voltaggio (come quello necessario ad alimentare il monitor di un pc) già impiegata per la terapia di alcuni disturbi come l’epilessia focale o la depressione.

I risultati hanno evidenziato che la tecnica è sicura e, variando l’attività neurale di circuiti cerebrali alterati nelle persone dislessiche, consente un miglioramento delle abilità di lettura. La stimolazione, completamente indolore, viene fornita da un dispositivo portatile, alimentato da pile, in grado di erogare una corrente continua a intensità molto bassa: un milliampere. 

Alla ricerca hanno partecipato 19 bambini e adolescenti dislessici tra i 10 e i 17 anni, attribuiti a due gruppi: uno destinato al trattamento attivo, l’altro al trattamento placebo (con il dispositivo spento). In 6 settimane di trattamento, i bambini sottoposti alla procedura attiva hanno migliorato del 60% la velocità e l’accuratezza in alcune prove di lettura, passando da 0,5 a 0,8 sillabe lette al secondo (0,3 sillabe di miglioramento al secondo è quanto un bambino dislessico ottiene spontaneamente, senza terapia, in un anno).

Le competenze acquisite si sono dimostrate stabili anche dopo un mese dall’ultima seduta e ulteriori valutazioni verranno effettuate a 6 mesi dalla fine trattamento per verificarne l’efficacia a lungo termine. Viceversa, i bambini e i ragazzi sottoposti al trattamento placebo non hanno mostrato un miglioramento significativo (incremento di circa 0,04 sillabe al secondo).

Alcuni dislessici presentano in alcune aree della corteccia una bassa connettività neuronale, anche a riposo, come se fosse un motore mal carburato, che gira male al minimo e non risponde con la dovuta prontezza alle sollecitazioni quando c’è bisogno di accelerare (in questo caso alla richiesta di attività posta dalla lettura). La tDCS interviene su questo meccanismo inefficiente.

Si tratta di uno studio preliminare, i cui dati devono essere supportati da indagini su casistiche più ampie. Tuttavia, questa ricerca può aprire la strada a nuove prospettive di riabilitazione, con una sostanziale riduzione dei tempi, dei costi della terapia e del disagio per le famiglie. La nuova tecnica non vuole sostituirsi, ma integrare la terapia logopedica: i risultati dello studio, infatti, dimostrano la sua efficacia in combinazione con la terapia tradizionale. Come ogni terapia, non va applicata a tutti e vanno ancora studiati bene gli effetti a distanza.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ospedale pediatrico Bambin Ges¨

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