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Vegetale solo nel nome?

Olio di palma nei latti formulati: bebè a rischio?

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Pubblicato il: 12-04-2016
Olio di palma nei latti formulati: bebè a rischio? © Thinkstock

Sanihelp.it - Se ne parla tanto in questo periodo: l'olio di palma, presente in molti alimenti di uso quotidiano, fa male alla salute? Anche i pediatri si sono occupati del problema, in relazione all'alimentazione nei primi anni di vita. 

«Una storia bizzarra, quella dei cosiddetti oli tropicali (olio di palma, palmisto e cocco) - premette il professor Vito Leonardo Miniello, docente di Nutrizione Pediatrica presso l’Università di Bari e vicepresidente nazionale della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) - Sono stati per decenni sdoganati nelle etichette dei prodotti con la dicitura oli vegetali, complice una lacuna normativa comunitaria.

Considerando la loro origine, si può parlare di vegetale, ma questi alimenti hanno in realtà una composizione nutrizionale simile ai grassi animali. Una vasta letteratura scientifica ha messo in evidenza l'associazione tra eccessiva assunzione di grassi saturi e aumento del rischio di sviluppare patologie quali obesità, diabete non insulino-dipendente e malattie cardiovascolari».

Nel corso degli ultimi decenni è stato registrato in tutto il mondo un incremento di obesità che non risparmia l’età evolutiva. In ambito europeo il nostro Paese detiene il primato di sovrappeso/obesità in bambini di età scolare.

L’assunzione eccessiva di grassi saturi comporta ricadute metaboliche a prescindere dalla loro origine (vegetale come l’olio di palma, o animale come burro e derivati del latte). Entrambi, difatti, incrementano i livelli di colesterolo. Pertanto, l’olio di palma non deve essere demonizzato, ma considerato al pari di un ingrediente come il burro, da assumere con ragionevolezza.

L’utilizzo di oli tropicali nella composizione dei latti artificiali ha creato perplessità tra le mamme che non possono allattare il proprio bebè. «Nel latte materno il 40% dei grassi totali è costituito da grassi saturi e tra questi il 50% è rappresentato da acido palmitico, particolarmente presente nell’oleina di palma - chiarisce il medico - In caso di indisponibilità del latte materno, è necessario ricorrere ai latti formulati, per i quali vengono utilizzati oli tropicali al fine di assicurare un'adeguata quota caloricamimare un profilo lipidico simile a quello che si riscontra nei piccoli allattati al seno».

Poi c'è il problema dell'impatto ambientale: il cosiddetto olio di palma sostenibile viene prodotto senza convertire foreste sottoposte a incendi volontari nel rispetto degli ecosistemi ad alto valore di conservazione. 

L’utilizzo dell’olio di palma nei latti formulati deve quindi tranquillizzare le mamme, come conferma il dottor Giuseppe Di Mauro, presidente SIPPS: «L'imputazione a carico degli oli tropicali andrebbe piuttosto indirizzata sul loro abuso in epoche successive della vita, per esempio sotto forma di merendine farcite e patatine dorate».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SIPPS

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