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Terapia

Pancreas, fondamentale curarsi nei centri di riferimento

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Pubblicato il: 10-05-2016

In un convegno a Verona dedicato al tumore del pancreas gli oncologi affermano che per la cura della neoplasia bisogna rivolgersi ai centri di riferimento, per avere la migliore assistenza.

Pancreas, fondamentale curarsi nei centri di riferimento © Thinkstock

Sanihelp.it - Oncologi e rappresentanti delle associazioni dei pazienti si sono riuniti negli scorsi giorni a Verona, in occasione del convegno nazionale Advances in Oncology, focus sul carcinoma del pancreas.

Tra i temi affrontati anche quello delle cure, gli esperti consigliano di affidarsi a centri di riferimento per ottenere la migliore assistenza. «Troppi interventi chirurgici contro il tumore del pancreas sono svolti in strutture che ne svolgono meno di venti l’anno. Si tratta del numero minino raccomandato dalle linee guida internazionali e dalle istituzioni sanitarie italiane. La garanzia di un’adeguata diagnosi e cura richiede invece la definizione di percorsi diagnostici-terapeutici organizzati in rete e con centri di riferimento definiti per competenze professionali, volumi di attività e tecnologie disponibili», sottolineano.

Spiega il professor Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM): «La chirurgia del cancro al pancreas è estremamente complessa. Richiede un approccio multidisciplinare e una formazione di equipe che possono essere garantiti solo in centri ad alto volume, che trattano ogni anno un numero sufficiente di casi. Da un’indagine svolta su OncoGuida, che è il servizio di informazione per malati del Ministero della Salute-ISS e AIMaC, emerge invece una realtà diversa. Alcune Regioni non hanno nemmeno una struttura sanitaria che rispetta questi parametri. Per garantire la migliore assistenza possibile a tutti è necessario prevedere una sempre maggiore collaborazione tra i centri».

«È una neoplasia particolarmente insidiosa - aggiunge il professor Claudio Bassi, Direttore dell’Istituto del Pancreas dell’Azienda Ospedaliera di Verona e co-presidente del convegno -. Colpisce ogni anno 12.500 italiani e nonostante la sua bassa incidenza ha una mortalità molto elevata. Non esiste uno screening per individuare diagnosi precoci e quindi siamo costretti a intervenire quando la situazione è già complessa con interventi gravati da molte e pericolose complicanze. Per tutti questi motivi non è più accettabile che alcuni pazienti siano operati in centri che svolgono uno o due interventi l’anno. Solo attraverso la giusta specializzazione si può curare la patologia». 

«Oggi dopo cinque anni dalla diagnosi del cancro sopravvive il 7% degli uomini ed il 9% delle donne. Diagnosi tardive, pochi sintomi evidenti e la velocità di evoluzione del tumore sono le principali cause per cui abbiamo ancora esiti infausti. Oltre la metà dei casi viene diagnosticata quando la malattia è già in fase metastatica. Se vogliamo dare nuove speranze ai pazienti è necessario riorganizzare anche l’attuale sistema di cure e investire maggiori risorse nella ricerca medico-scientifica», commenta il professor Giampaolo Tortora, Direttore dell’Oncologia Universitaria e dell’Azienda Ospedaliera di Verona e co-presidente del convegno.

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Comunicato stampa AIOM

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