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La parola al neonatologo

Il bimbo piange? Non scuoterlo mai!

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Pubblicato il: 24-05-2016

Scuotere il piccolo per calmarlo, anche per pochi secondi, può essere fatale. Si chiama sindrome del bambino scosso e può provocare gravi danni.

Il bimbo piange? Non scuoterlo mai! © Thinkstock

Sanihelp.it - La shaken baby syndrome, ovvero la sindrome del bambino scosso, indica forme di abuso legate a violento scuotimento del bambino con conseguente trauma sull’encefalo e sequele neurologiche. Oggi si preferisce adottare la definizione di abusive head trauma (Aht), suggerita dall’American academy of pediatrics nel 2009. 

Fattori di rischio che aumentano la probabilità di Aht sono: famiglia monogenitoriale, età materna inferiore ai 18 anni, basso livello di istruzione della madre, uso di alcol o sostanze stupefacenti, disoccupazione, episodi di violenza, da parte del partner o comunque in ambito familiare, disagio sociale. Anche condizioni socioeconomiche scadenti comportano un rischio maggiore di violenza, a volte anche inconsapevole da parte di genitori esasperati, al solo scopo di consolare il pianto ininterrotto del neonato.

Piangere è l’unico strumento che il neonato ha per comunicare: può avere fame, sonno, caldo, freddo, il bisogno di essere cambiato o semplicemente di coccole e di un contatto fisico per essere rassicurato. Qualunque sia il motivo, non bisogna mai scuoterlo per calmarlo. Anche se può sembrare un gesto banale, i danni possono essere gravissimi, come ematoma subdurale (conseguente al trauma cranico), edema cerebrale ed emorragia retinica. 

È molto difficile dire quanto intenso o protratto debba essere lo scuotimento per causare danno. Di solito il bambino viene afferrato a livello del torace o delle braccia e scosso energicamente circa 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi. L’impatto con una superficie rigida non è necessario e questo giustifica la possibile assenza di segni esterni evidenti. Si tratta in genere di bambini tra i 4 e i 6 mesi, perché necessitano di cure costanti che possono esasperare genitori fragili, il loro capo è pesante rispetto al corpo e i muscoli del collo ancora non sono in grado di sostenerlo.

Le conseguenze immediate sono vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardiorespiratorio. A lungo termine i bambini possono presentare difficoltà di apprendimento, cecità, disturbi dell’udito o della parola, epilessia, disabilità fisica o cognitiva. 

Da un recente studio condotto in Scozia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Svizzera, si evince che l’incidenza di Aht sarebbe di 14.7-38.5 casi/100.000 bambini. Il 25-30% delle piccole vittime muore e solo il 15% sopravvive senza esiti. In Italia non esistono dati certi, si ritiene che l’incidenza possa essere di 3 casi ogni 10.000 bambini di età inferiore a un anno.

«Questi episodi non possono sfuggire al sospetto del medico, che deve denunciare il reato alle autorità, come previsto dalla legge - afferma il presidente della Società italiana di neonatologia Mauro Stronati – Ma ha anche l’obbligo di informare i genitori sui danni che uno scuotimento può provocare. In molti studi si dimostra, infatti, come i genitori dichiarino di scuotere i loro figli solo per calmarli, inconsapevoli della gravità di un simile intervento». 

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Società italiana di neonatologia

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