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Cibo e patologie autoimmuni: cosa c'è da sapere.

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Pubblicato il: 28-06-2016

Il morbo di Crohn, l'artrite reumatoide, la fibromialgia riconoscono tutte una componente autoimmune: l'alimentazione e il microbioma ne possono influenzare insorgenza e decorso.

Cibo e patologie autoimmuni: cosa c'è da sapere. © Thinkstock

Sanihelp.it - Negli ultimi decenni si è assistito a un vero e proprio boom di malattie autoimmuni e su base allergica: patologie come il morbo di Crohn o la fibromialgia si instaurano perché a un certo punto, l’organismo umano comincia a produrre anticorpi che distruggono cellule di determinati organi e apparati perché li riconosce come estranei.

Molti studi hanno indotto a pensare che il tipo di alimentazione seguita, determini in larga parte le caratteristiche del microbioma ovvero le informazioni genetiche dei batteri residenti nell’intestino; a seconda delle popolazioni batteriche prevalenti può succedere che alcuni geni coinvolti nella genesi delle patologie autoimmuni si accendano o si spengano e quindi diano l’innesco alla malattia oppure no.

Appare chiaro, quindi, che la dieta seguita e le scelte alimentari che si fanno hanno un ruolo centrale nello sviluppo o meno di determinate patologie.

A tal proposito uno studio piuttosto recente ha sottolineato come chi diventa vegetariano già dopo 24 ore ha nell’intestino batteri completamente diversi rispetto a quelli di quando era carnivoro e allo stesso modo, chi torna alla carne dopo un’alimentazione precedentemente a base vegetale evidenzia un cambio di microbioma altrettanto netto e repentino.

Aderire alla dieta Mediterranea, Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, un modus vivendi adeguato e corretto per rimanere in forma, basta per restare in salute?

Purtroppo va detto che non conta solamente quello che si porta in tavola, ma anche le caratteristiche del cibo, se per esempio quindi, le proprietà nutrizionali di ciò che si mangia si sono perse durante il trasporto, la conservazione o a causa del metodo di cottura utilizzato.  

Non sempre ci si ferma a pensare, inoltre, che molti dei benefici della dieta Mediterranea si concretizzano se vi è anche una corretta esposizione alla luce del sole, in modo da garantire una sintesi ottimale di vitamina D e se si dorme almeno 6 ore per notte, altrimenti si assiste a un vero e proprio blocco dei cicli ormonali con ripercussioni di salute estremamente negativi.

Molto sagge a tal proposito le parole del professor Menotti Calvani, neurologo e nutrizionista all’Università di Roma Tor Vergata durante il Congresso SIGR di Gastro Reumatologia di Roma:«In epoca di cibo industriale e globalizzazione, quando si parla di alimentazione non si possono trascurare condizioni di qualità e stagionalità, la conservazione degli ingredienti oltre che i costi di produzione, il trasporto dei cibi o le modalità di cottura, fino ai tempi di assunzione dei cibi nella giornata, se con il sole precursore di vitamina D o nelle ore notturne, precursori di grasso. E non sempre le certificazioni sono rassicuranti. In breve, quel che la scienza della nutrizione può dare sono indicazioni, prescrizioni». 



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Redazione -Comunicato stampa

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