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Terapia

Testa-collo, con nivolumab aumenta la sopravvivenza

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Pubblicato il: 05-07-2016

Una nuova molecola immuno-oncologica allunga la sopravvivenza. I dati presentati in occasione del 52° Congresso dell'American Society of Clinical Oncology.

Testa-collo, con nivolumab aumenta la sopravvivenza © Thinkstock

Sanihelp.it - Aumenta la sopravvivenza dei pazienti colpiti da tumore della testa e del collo in fase avanzata. Il 36% di loro infatti, è vivo a un anno, grazie a nivolumab, una nuova molecola immuno-oncologica. I dati sono emersi dallo studio di fase III CheckMate -141 che ha coinvolto 361 pazienti colpiti da carcinoma a cellule squamose della testa e del collo in progressione dopo terapia a base di platino. Uno studio che è stato presentato il mese scorso a Chicago, in occasione del 52° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

La professoressa Lisa Licitra, responsabile del Reparto di Medicina Oncologica del Capo e del Collo all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, spiega: «Nel 2015 in Italia sono stati stimati 9.200 nuovi casi e circa 113.500 persone vivono dopo la diagnosi. Riguardano in particolare la laringe, la bocca, la lingua e la faringe. Il 75% dei casi è riconducibile al fumo di sigaretta e all’abuso di alcol. Chi fuma ha infatti un rischio 15 volte più alto di sviluppare la neoplasia, probabilità che aumenta ulteriormente se al tabacco si associa il consumo di alcol. Quando la malattia è individuata in fase precoce, le possibilità di guarigione variano dal 75% al 100%. Troppo spesso però le diagnosi avvengono in stadio avanzato, soprattutto per una sottovalutazione dei sintomi, per esempio bruciore o lesioni nel cavo orale, mal di gola, raucedine persistente, deglutizione dolorosa e fastidiosa o gonfiore al collo. In fase avanzata, la sopravvivenza a cinque anni si attesta intorno al 40%».

Nello studio CheckMate -141, i pazienti trattati con nivolumab hanno evidenziato una riduzione del rischio di decesso del 30%, con una sopravvivenza globale mediana di 7,5 mesi rispetto a 5,1 mesi del braccio di confronto. «Il carcinoma a cellule squamose costituisce il 90% del totale dei casi. Nivolumab rappresenta la nuova arma efficace in questa istologia e la portata del suo carattere innovativo è dimostrata dal fatto di aver ricevuto la designazione di Breakthrought Therapy da parte dell’FDA (Food and Drug Administration), l’agenzia regolatoria statunitense. Sono definite in questo modo solo quelle terapie che hanno evidenziato un potenziale beneficio clinico in patologie gravi, per poterne accelerare le fasi di approvazione e renderle disponibili per i pazienti in breve tempo.

Lo scorso gennaio lo studio CheckMate -141 è stato interrotto perché ha raggiunto in anticipo l’obiettivo ambizioso di un aumento della sopravvivenza. E per la quinta volta in poco più di un anno un trial su questa molecola è stato interrotto proprio perché ha ottenuto l’obiettivo: nel melanoma, nel tumore del polmone non a piccole cellule (nelle due istologie, squamoso e non squamoso), nel carcinoma a cellule renali e nei tumori della testa e del collo», conclude la professoressa Licitra.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO)

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