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Gli alimenti con la muffa sono cancerogeni?

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Pubblicato il: 19-07-2016

Non tutte le muffe sono cancerogene, ma alcuni tipi di funghi possono rilasciare aflatossine negli alimenti, sostanze tossiche molto pericolose per il fegato.

Gli alimenti con la muffa sono cancerogeni? © Thinkstock

Sanihelp.it - Non tutte le muffe sono cancerogene. A sostenerlo e a fare chiarezza in merito, ci pensa l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

Le muffe formate da colonie di funghi Aspergillus flavus o Aspergillus parasiticus possono essere molto pericolose per la salute, perché producono aflatossine. Queste colonie si sviluppano solo quando gli alimenti sono conservati a temperature tra i 25 e i 32°C e con tassi di umidità dell'ambiente oltre l'80%. Interessano in particolare alimenti come cereali (mais in primis), soia e fagioli, arachidi, spezie e frutta secca.

Esistono circa una ventina di aflatossine, ma B1, B2, G1 e G2 sono le più pericolose per la salute umana. L'Aspergillus flavus, per esempio, produce i tipi B1 e B2; mentre l'Aspergillus parasiticus sviluppa sia i tipi B sia G1 e G2. Un altro tipo di aflatossina pericolosa è la M1, che si sviluppa nelle carni e nel latte di animali che hanno consumato mangimi contaminati.


L'aflatossina B1 è genotossica, ovvero crea un danno al DNA e alla produzione delle proteine nella cellula e può essere responsabile del cancro del fegato. Alcuni studi hanno correlato l'intossicazione da aflatossina con la mutazione del gene p53, un importante oncosoppressore che, se mutato, priva la cellula di una protezione importante contro il cancro.

Nel 1993 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione ha classificato l'aflatossina B1 nel gruppo 1 delle sostanze sicuramente cancerogene per l'uomo

Le aflatossine possono causare intossicazioni acute e croniche. L’intossicazione acuta da aflatossina è un’evenienza rara, che però può dar luogo a emorragie del tratto gastrointestinale e dei reni. In Africa si sono verificate epidemie di intossicazioni da aflatossine, è bene sottolineare però che nei Paesi africani non esistono sistemi di controllo della coltivazione e dello stoccaggio dei cereali. Le intossicazioni croniche invece sono conseguenti all'assunzione continuativa di piccole quantità di alimenti contaminati.

Le aflatossine non sono visibili a occhio nudo e sono insapori, pertanto a garantire la sicurezza alimentare ci pensano i controlli sulla filiera di coltivazione e produzione. L'Unione Europea ha introdotto diverse norme per ridurre al minimo la presenza di aflatossine negli alimenti. Il regolamento 1881 del 2006, per esempio, stabilisce le concentrazioni massime accettabili, in genere corrispondenti a piccole tracce. Una direttiva del 2002 poi stabilisce il livello massimo di aflatossina B1 consentita nei mangimi. Allevatori, coltivatori e industrie alimentari sono sottoposti a regolari controlli a campione.

I consumatori dunque sono tutelati, è bene comunque che a casa evitino di mangiare prodotti a base di cereali che presentano tracce di muffa e che prestino attenzione alle date di scadenza e alle modalità di conservazione di frutta secca, noci e spezie.

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro - AIRC

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