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Attenzione anche alle difficoltà di scrittura e lettura

Giornata Mondiale dell'Alzheimer: spie per riconoscerlo

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Pubblicato il: 22-09-2016
Giornata Mondiale dell'Alzheimer: spie per riconoscerlo © Thinkstock

Sanihelp.it - Ieri, 21 settembre, si è svolta la Giornata Mondiale del Morbo d'Alzheimer: giunta alla sua tredicesima edizione, si tratta di una iniziativa con l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione sulla lotta a questa terribile malattia, che rappresenta la causa principale di demenza nelle persone dai 60 anni in su. Solo nel nostro paese colpisce 600 mila persone: qualcosa come 5 over 60 su 10, con un impatto devastante sia dal punto di vista emotivo, sia da quello economico, per la maggior parte a carico dei famigliari. Purtroppo, nonostante i progressi della ricerca scientifica, ancora non si è scoperta una cura definitiva a questa patologia, dovuta ad un accumulo di proteine beta-amiloidi nel cervello: tuttavia, qualcosa si può fare per rallentarne il decorso, un decorso che porta inesorabilmente alla perdita della propria indipendenza ed autonomia. Soprattutto se si riesce a stabilirne la diagnosi tempestivamente.

Ma come riconoscere il morbo d'Alzheimer? Quali sono i segnali che devono far scattare in noi un campanello d'allarme? Non esiste solo la perdita di memoria: e, per certi versi, tale sintomo può risultare fuorviante, visto che è piuttosto normale che si verifichi nel cammino che ci porta verso la vecchiaia. D'altronde, sebbene si tratti di una condizione che colpisce prevalentemente le persone anziane, nel 5% dei casi la malattia insorge precocemente nella vita. Secondo le stime, nonostante l'aumento di consapevolezza nei confronti dell'Alzheimer, il tempo medio per giungere ad una diagnosi rimane di 2 anni: anche a causa della difficoltà di distinguere tale patologia da altre forme di demenza, come quella di origine cardiovascolare o quella dei corpi di Levy, che messe assieme colpiscono altri 600 mila italiani.

Gli esperti, per cercare di diminuire tali tempistiche, cosa fondamentale per rallentare il decorso del declino cognitivo, hanno indicato almeno altri tre segnali a cui prestare grande attenzione: la difficoltà di scrittura, la difficoltà di lettura, e la perdita improvvisa di inibizione. Dunque è sbagliato concentrarsi solo ed esclusivamente sulle proprie capacità mnemoniche, e credere che laddove esse funzionino, si è relativamente sicuri e al riparo: esistono casistiche, come descritto da un recente studio dei ricercatori della Northwestern University, per cui le placche beta-amiloidi si concentrano in aree del cervello che non hanno nulla a che fare con la memoria. Dunque, in alcuni casi, la malattia può progredire andando a colpire un altro tipo di capacità cerebrale. Età e memoria, dunque, non ci mettono necessariamente al riparo dall'Alzheimer.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ansa, Northwestern University

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