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Rimane comunque forte il potenziale di dipendenza che crea

Può la nicotina essere una sostanza anti-età?

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Pubblicato il: 23-09-2016
Può la nicotina essere una sostanza anti-età? © Thinkstock

Sanihelp.it - Quando si parla di nicotina, si tende a fare un po' di confusione e a confonderla col tabacco o, addirittura, la si utilizza come sinonimo di sigaretta. La verità è un po' più complessa di così. La nicotina è infatti l'alcaloide tipico del tabacco, in particolare delle sue foglie: ma essa è presente, seppur in minima parte, anche nelle piante del pomodoro, della melanzana e del peperone, tra le altre. Assunta tramite il fumo, essa stimola il rilascio di dopamina: cosa che genera senso di rilassatezza ed euforia, ma che scatena anche la forte dipendenza psichica dalla sostanza, che secondo alcuni studi supererebbe addirittura quella della cocaina e della eroina. Tuttavia, se al contrario venisse assunta non tramite il fumo e non a partire dal tabacco, potrebbe rappresentare persino un composto utile al nostro organismo.

Già, perchè una sperimentazione svolta in laboratorio dai ricercatori della Texas A&M College of Medicine, pubblicata sulla rivista specializzata Journal of Toxicology, ha dimostrato come la nicotina potrebbe addirittura avere un effetto anti-età, ed aumentare persino le difese del nostro organismo da patologie neurodegenerative quali morbo d'Alzheimer e di Parkinson. Per giungere a questa conclusione, gli esperti americani hanno sciolto nell'acqua delle cavie diverse dosi dell'alcaloide, per capire quale potesse essere la soglia superata la quale si innescavano nei topolini tutti quegli effetti collaterali ben noti, quali la diminuzione dell'appetito e dell'introito calorico giornaliero.

Sembrerebbe proprio questa la chiave dell'azione anti-ageing del composto: il suo potenziale anoressizzante. Tuttavia, i ricercatori hanno tenuto a precisare che questi risultati in nessun caso devono spingere la gente a fumare, o ad assumere nicotina in alcun modo conosciuto, proprio a causa della dipendenza che tale sostanza va a sviluppare nell'organismo. Molto semplicemente, questa scoperta potrebbe dare il la a nuove ricerche che vadano ad indagare se sostanze simili da un punto di vista chimico, ma con un potenziale di dipendenza molto minore, possano essere utilizzate come ingrediente dei prodotti anti-età, nonché come possibile principio attivo di farmaci che contrastino l'insorgenza di morbo d'Alzheimer e di Parkinson.

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Texas A&M College of Medicine, Journal of Toxicology

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