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Chirurgia

Tiroide, l'importanza degli interventi su misura

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Pubblicato il: 04-10-2016

Secondo uno studio italiano il 98% dei pazienti con tumore tiroideo viene sottoposto a rimozione totale della tiroide. Ecco perché puntare alla personalizzazione.

Tiroide, l'importanza degli interventi su misura © Thinkstock

Sanihelp.it - Uno studio realizzato dall’Italian Thyroid Cancer Observatory (ITCO) ha raccolto e analizzato alcuni dati (partendo dall’anno 2013) in pazienti con tumore tiroideo sottoposti a intervento chirurgico. L’Italian Thyroid Cancer Observatory è nato un anno fa ed è il primo osservatorio italiano sui noduli e sui tumori alla tiroide.

Sebastiano Filetti, internista e Preside della Facoltà di Medicina, Università Sapienza Roma, spiega: «Ne scaturisce una fotografia netta, che vede il 98% dei pazienti sottoposto a rimozione totale della tiroide e solo al 2% dei soggetti viene fatta la rimozione della sola parte interessata dal tumore, confermando che la scelta di un intervento chirurgico radicale è ancora ampiamente preferita a prescindere dalla categoria di rischio del paziente».

«Sebbene la tendenza sia quella di ridurre il numero di interventi chirurgici alla tiroide, in Italia ogni anno vengono effettuati oltre 40.000 interventi, che nell’80% dei casi riguardano il genere femminile. Negli ultimi anni però le nuove conoscenze scientifiche e l’esigenza di un maggior rispetto per le strutture anatomiche hanno portato all’affermarsi di una chirurgia meno invasiva e personalizzata sul singolo paziente. Così come è accaduto per i tumori alla mammella con la quadrectomia, anche per la tiroide si sente oggi la necessità di una chirurgia meno invasiva. La tiroidectomia totale, ossia l’asportazione totale della tiroide, viene consigliata infatti in caso di tumori differenziati della tiroide, mentre in presenza di microcarcinomi papilliferi, tumori con dimensioni inferiori ai 10 mm, e nei casi di prognosi favorevole, può essere possibile un intervento meno esteso attraverso la rimozione solo della parte interessata che riduce il fabbisogno di terapia sostitutiva e si associa a una minore insorgenza di complicanze metaboliche e anatomiche. Oggi quindi gli interventi sono sempre più a misura quasi come un intervento del sarto», spiega Rocco Bellantone, endocrinochirurgo, Presidente ITCO e Direttore dell’Unità Operativa complessa di Chirurgia Endocrina e Metabolica del Policlinico Universitario »A. Gemelli» di Roma.

«Nei casi di rimozione totale o parziale della tiroide, la terapia sostitutiva con levotiroxina, l’ormone sintetico della tiroide (T4), è la cura standard. La tiroide, quando presente e funzionante, in realtà, produce due forme diverse di ormone: la T4 che viene convertita nella tiroide e nei tessuti periferici nella forma attiva T3. Tuttavia, un buon numero di pazienti privi di tiroide, così come il 10% di pazienti ipotiroidei, trattati con levotiroxina, lamenta sintomi quali perdita di memoria, aumento di peso, stanchezza, depressione e riduzione della qualità di vita tipici dell’ipotiroidismo nonostante valori ematici di ormone tireostimolante (TSH) normali. Si rileva che nel 20% dei casi di pazienti che hanno subito un’asportazione totale della tiroide il trattamento con levotiroxina non garantisce di ottenere ottimali livelli di ormoni tiroidei. Proprio per questo è sotto osservazione una terapia combinata di T3 e T4 che sembra in alcuni pazienti poter migliorare i sintomi di ipotiroidismo migliorando il senso di benessere. Il trattamento combinato con i due ormoni T3 e T4 è ancora in fase di valutazione da parte della comunità scientifica. Il trattamento farmacologico dell’ipotiroidismo ha visto negli ultimi anni sostanziali avanzamenti dovuti alle nuove formulazioni che favoriscono l’aderenza alla terapia dei pazienti, garantendo un assorbimento più rapido e stabile della T4.

Un recente studio italiano, condotto dal team del Prof. Bellantone, e recentemente pubblicato su Endocrine, ha mostrato come la formulazione liquida di levotiroxina sia da preferire anche nei casi di ipotiroidismo derivanti da tiroidectomia totale. Lo studio infatti mette in evidenza la maggiore efficacia della formulazione liquida rispetto alle compresse sia per quanto riguarda i valori dei parametri ematici di TSH e di ormoni tiroidei (T3 e T4) sia per quanto riguarda lo stato di benessere psicofisico del paziente», spiega Domenico Salvatore, endocrinologo e Professore Associato di Endocrinologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia, Università Federico II di Napoli,

«Il prossimo studio ITCO sarà centrato sulla valutazione della qualità di vita dei pazienti affetti e trattati per un tumore della tiroide: è in procinto di iniziare uno studio multicentrico, italiano, mirato a valutare se cambia, e come cambia, la qualità della vita dei soggetti sottoposti ad asportazione totale della ghiandola tiroidea e in terapia sostitutiva ormonale, con l’obiettivo di comprendere quale intervento terapeutico sia in grado di ripristinare lo stato pre-operatorio del paziente», conclude il Professor Filetti.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Italian Thyroid Cancer Observatory (ITCO)

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