Le parole più cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

Tumore della prostata in Italia, il quadro in un'indagine

di
Pubblicato il: 11-10-2016

Diagnosi in aumento, eccessivo il trattamento dei tumori meno aggressivi e sotto-trattamento dei pazienti anziani: i dati pubblicato sullo European Journal of Cancer.

Tumore della prostata in Italia, il quadro in un'indagine © Thinkstock

Sanihelp.it - Come si sono evoluti diagnosi e trattamento del tumore della prostata in Italia? Ha provato a rispondere un’indagine condotta dall'Istituto Nazionale dei Tumori in collaborazione con l'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), anche grazie al sostegno di AIRC e Amgen.

Il lavoro (Prostate cancer changes in clinical  presentation and treatments in two decades: an Italian population - based study), il cui primo autore è Annalisa Trama, ha confrontato due periodi di tempo  - 1996-1999 e 2005-2007 – ed è stato recentemente pubblicata sullo European Journal of Cancer. Si tratta di uno studio osservazionale retrospettivo di popolazione condotto dalla Struttura di Epidemiologia Valutativa coordinata dalla dottoressa Gemma Gatta. 

L’indagine delinea una marcata evoluzione nel trattamento del tumore della prostata e suggerisce la necessità di un nuovo approccio critico a questo tipo di tumore. Dai dati risulta cresciuto il numero dei pazienti che arriva alla diagnosi con una classe di rischio bassa, ridotto il numero dei casi diagnosticati in fase tardiva (classe di rischio alta o metastatica) e un miglioramento complessivo della sopravvivenza nei gruppi ad alto rischio. Perfezionamento delle terapie e diagnosi precoce sono gli elementi che hanno contribuito a questo risultato.

L’indagine rivela anche un approccio diverso a seconda dell’età dei pazienti: agli uomini giovani si tende a proporre interventi maggiormente invasivi, mentre negli over 75 gli interventi radicali risultano più rari.

Il professor Valdagni, Direttore della Radioterapia Oncologica 1 e Direttore del Programma Prostata dell'Istituto Nazionale dei Tumori, spiega: «Grazie alla diagnosi precoce, negli anni si è verificato un calo della mortalità. Questo ci permette di avere meno casi di diagnosi in fase di tumore aggressivo. I dati però ci mostrano anche un rovescio della medaglia, e cioè il sospetto che non manchino casi di trattamenti eccessivi e troppo radicali, spesso non necessari: effettuando diagnosi su molti pazienti, infatti, occorre utilizzare particolari cautele nei casi in cui il tumore sia poco aggressivo. In determinate situazioni cliniche non è necessario intervenire subito in modo radicale (chirurgia, radioterapia esterna, brachiterapia), ma è consigliabile sottoporre il paziente a sorveglianza attiva, cioè a un percorso di monitoraggio del tumore definito a rischio di progressione basso e molto basso. Ciò consentirebbe di limitare i casi di overtreatment dei tumori indolenti, e quindi gli effetti collaterali delle terapie, riuscendo a garantire al paziente una migliore qualità di vita».

«Per questo – aggiunge il dottor Nicola Nicolai, Vice Responsabile della Prostate Cancer Unit dell'INT–  dalle contraddizioni emerse dal nostro studio nell’approccio al tumore della prostata, possiamo ricavare anzitutto la necessità di un approccio sistematico a questa neoplasia e il conseguente consiglio di affidarsi a team multidisciplinari che operino in centri qualificati, e possano così seguire il paziente attraverso un percorso di medicina personalizzata».

Lo studio mostra che negli anni 2005-2007, quando la presa in carico multidisciplinare non era ancora diffusa, ma lo era il test del Psa, si è assistito a un aumento delle diagnosi di tumori a basso rischio, ma non a una riduzione dei trattamenti invasivi o comunque radicali. L’opzione della sorveglianza attiva, vera alternativa al sovra-trattamento, non era ancora disponibile.

«Oggi, invece, è riconosciuto che la multidisciplinarietà del team che prende in carico il paziente e la sorveglianza attiva sono le strategie più efficaci, perché il monitoraggio e l'attesa richiedono professionalità specifiche, e sono la sola strada che può consentire di trattare al meglio le situazioni di rischio ridotto, con evidente vantaggio per i pazienti soprattutto dal punto di vista della qualità di vita», conclude il professor Valdagni.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Istituto Nazionale dei Tumori

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
3.5 stars / 5
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?
Ti potrebbe interessare:


Promozioni:

Commenti