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Nonni a tavola: crisi e solitudine cambiano le abitudini

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Pubblicato il: 20-10-2016
Nonni a tavola: crisi e solitudine cambiano le abitudini © Thinkstock

Sanihelp.it - La crisi, la solitudine, il borsellino vuoto: sono diversi i fattori che incidono sulle abitudini alimentari degli anziani, secondo una ricerca condotta da Auser, Spi Cgil e Fondazione Di Vittorio. Fra gli alimenti preferiti e consumati più spesso figurano frutta fresca e pane (per circa l’85% degli intervistati), seguiti da ortaggi e verdura, cereali e derivati, latte e yogurt. 

Difficile rinunciare a un bicchiere di vino rosso durante i pasti: le bevande alcoliche sono  assunte quotidianamente dal 41% degli intervistati. Pesce e uova sono consumati raramente tutti i giorni (4-6%), mentre porzioni quotidiane di legumi sono segnalate  dal 7,5%. 

Il fattore economico influisce sulla composizione della dieta. Verdura e ortaggi, per esempio, sono consumati  una volta al giorno da circa il 47-48% degli intervistati in tutte le classi di reddito, ma il consumo più volte al giorno si attesta sul 17,3% di coloro che hanno pensioni tra 500 e 800 euro al mese, e sul 28,6%  di chi ha pensioni superiori a 1500 euro mensili. Se si è in due si mangia meglio: le persone che vivono da sole hanno una dieta meno varia e più povera, con maggiore utilizzo di legumi e uova.

Il 17,7% delle persone intervistate hanno patito una diminuzione in quantità e qualità dei pasti giornalieri a causa della crisi. Le donne – tra cui è presente una quota maggiore di vedove – per il 20% hanno diminuito pasti e consumi, contro il 15,55 degli uomini. Chi ha patito la crisi fa la spesa soprattutto nei discount, ritorna nei mercati rionali, abbandona i supermercati, ma ricorre in maniera analoga ai negozi di quartiere. 

La ricerca ci dice che colazione, pranzo e cena sono consumati da oltre il 95% degli anziani. Quasi il 10% si concede anche uno spuntino mattutino e l’11% la merenda pomeridiana. Gli anziani iniziano la giornata consumando caffelatte nel 57,7% dei casi o caffè (27,1%). Pane e marmellata sono diffusi nel 22,3% dei casi, fette biscottate nel 15,3%, yogurt nel 5,6% e solamente un risicato 2,5% degli intervistati fa colazione con cibi salati.

La quasi totalità degli intervistati (93,1%) consuma i pasti a tavola, la metà pasteggia davanti alla tv, magari guardando il telegiornale o il programma preferito. I cibi vengono preparati nella cucina di casa propria: solo il 2,1% utilizza convenzioni con trattorie  e l’1,2% fruisce della consegna dei pasti pronti a domicilio. Tre quarti cucinano i propri pasti per sé e per il coniuge o altri parenti. Solamente il 17,5% butta il cibo avanzato dopo la preparazione e il 26,1%lo getta al naturale, ancora non preparato, perché non più commestibile. 

Il 40,1% è disponibile a cambiare le abitudini alimentari. Tra le motivazioni, prevalgono quelle legate alla salute e al benessere (84%), ma anche obiettivi di sostenibilità ambientale (eliminare lo spreco per il 9,8% degli intervistati e produrre meno rifiuti e inquinamento per il 6,1%). La disponibilità a cambiare abitudini coinvolge di più le donne (42,1%) e le persone più giovani (48,1% dei 60-64enni contro il 30,5% dei 75-79enni).



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