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Fertilità: i cibi a base di soia la compromettono?

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Pubblicato il: 17-11-2016
Fertilità: i cibi a base di soia la compromettono? © Thinkstock

Sanihelp.it - Il ricercatore della Fondazione IVI, Francisco Dominguez, e il suo team hanno presentato uno studio sull'influenza negativa che alcuni agenti esterni hanno sul liquido seminale, durante il meeting  dell’American Society for Reproductive Medicine (ASRM).

Sostanze come la daidzeina e la genisteina, chiamati fitoestrogeni, che sono presenti in prodotti con soia, tra cui latte, yogurt, tofu o miso, e il metil-parabene, presente in molti prodotti cosmetici, hanno un impatto negativo sulla qualità del liquido seminale e di conseguenza sulla capacità riproduttiva.

Questo studio pilota, che ha coinvolto 25 volontari, ha cercato di analizzare l'effetto di inquinanti ambientali – interferenti endocrini – e altre sostanze che come i fitoestrogeni che incidono con la variazione nel numero dei cromosomi  (aneuploidia) o con aberrazioni cromosomiche nel liquido seminale, modificandone la qualità. 

Secondo il dottor  Dominguez, gli interferenti endocrini sono agenti esterni con cui si entra in contatto ogni giorno e che influenzano il nostro equilibrio ormonale. Questo tipo di ricerca aiuta a chiarire ciò che influisce sulla capacità riproduttiva degli uomini e quindi permette loro di adottare misure per contribuire ad aumentare le possibilità di successo quando sottoposti a trattamenti di riproduzione assistita.

Lo studio voleva determinare a quali contaminanti sono stati regolarmente esposti i donatori di seme. I test sono stati poi effettuati per stabilire se queste sostanze erano presenti nel sangue, nell’urina e nel liquido seminale e se sì, a che livello. Il gruppo di ricerca ha riscontrato alti livelli di questi interferenti endocrini nel seme dei donatori, che possono dare origine a spermatozoi con un numero inadeguato di cromosomi.

Per esempio, queste anomalie sono le causa di una scarsa motilità degli spermatozoi che, tra gli altri difetti, influenza negativamente la capacità riproduttiva di questi donatori. In una futura fase di ricerca, l'obiettivo sarà replicare lo studio con le donne e valutare se questi agenti influenzano anche il numero di ovociti e la loro capacità di riproduzione.



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IVI

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