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Spopola la moda degli Happy Hour ma...

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Pubblicato il: 15-02-2002

Quando avviene il passaggio da consumatore occasionale ad etilista? Bere ogni tanto con gli amici, non fa male, ma ricorrere regolarmente all'assunzione di alcolici per placare le nostre ansie, diventa un rischio.

Sanihelp.it - Nell’era degli “aperitivi”, il cocktail con gli amici diventa quasi un rito, specie dopo una giornata di lavoro stressante. Spesso è un modo per ritrovarsi, rilassarsi e raccontarsi, con qualche freno inibitore in meno, avventure o problemi lavorativi e sentimentali. D’altronde si sa che l’alcol possiede, a breve termine, apparenti effetti ansiolitici e facilita le relazioni sociali.

Quando però il bicchierino saltuario con gli amici non basta più e si comincia a bere costantemente, più per alleviare la tensione che per ritrovarsi in compagnia, allora forse si sta lentamente scivolando nella cosiddetta “fase pre-alcolica”. Se poi il desiderio di bere si fa insidioso e si impadronisce della tua giornata, spingendoti a consumare alcolici in quantità sempre maggiori e di nascosto, modificando persino le tue abitudini di vita, si parla di fase “prodromica”.
Questo è lo stadio in cui l’alcol viene usato al pari di una droga e non più come una piacevole bevanda e cominciano a manifestarsi sintomi tipici come i “vuoti di memoria”; la coscienza è ancora conservata e si è quindi in grado di portare avanti alcune attività lavorative senza manifestare i sintomi di intossicazione. Lo stadio successivo è quello “cronico” dove oltre ai gravi disturbi organici, si va incontro ad un processo di perdita della propria personalità; si vive solo per l’alcol che inoltre provoca la perdita del rimorso per i propri comportamenti. In questa fase, pur di ingerire sostanze alcoliche, il bevitore arriva ad ingerire qualsiasi liquido che contenga anche minime quantità di alcol come ad esempio lozioni per la barba, tonico per capelli e specialità medicinali o disinfettanti.

Alla base di questo comportamento poco controllabile non esiste un agente causale universale. Si pensa che l’inizio dell’abuso degli alcolici sia dovuto al loro potere disinibente iniziale mentre la persistenza del vizio sembra invece più accreditabile all’effetto sedativo, antidolorifico ed ipnoinducente. In realtà queste ipotesi presentano delle contraddizioni in quanto alcuni studi hanno dimostrato che l’alcol allenta la tensione solo nelle persone che sembrano ad alto rischio di diventare alcolisti ed in quelle turbate da pensieri caratterizzati da scarsa stima di sé stessi. Altri studi hanno dimostrato come il grado d’ansia dei forti bevitori fosse aumentato e non diminuito, dall’assunzione di alcolici.

Ma quali sono le persone più a rischio di alcolismo?
Numerosi studi hanno confermato che l’etilismo ha un andamento familiare; i figli di genitori alcolisti presentano alte probabilità di seguire l’esempio dei padri. A sostegno di questa ipotesi, alcuni studiosi sono riusciti ad identificare intere famiglie “attratte” dagli alcolici non solo tra gli uomini ma anche tra gli animali.

Le persone particolarmente ansiose, o con disturbi dell’affettività e/o di personalità o con problemi d’inserimento nel sociale, sembrano più vulnerabili rispetto a chi non presenta problemi di tipo psicologico o psichiatrico.

Cosa è utile fare quando si ha il sospetto di abuso di alcolici? Per cominciare conviene rivolgersi al proprio medico di famiglia che, oltre a prescrivere alcuni esami ematochimici per valutare lo stato degli organi potenzialmente danneggiati, potrà fornire i consigli necessari per programmare un adeguato intervento terapeutico medico e psicologico.


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Redazione Sanihelp.it

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