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Miomi uterini: ne soffrono 3 donne su 4

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Pubblicato il: 21-11-2016
Miomi uterini: ne soffrono 3 donne su 4 © Thinkstock

Sanihelp.it - II fibroma (mioma) uterino è la patologia più comune in ambito ginecologico: si calcola che nel corso della vita ne soffrano 3 donne su 4. Secondo le evidenze scientifiche, l’incidenza varia dal 5,4% al 77% a seconda dell’età della donna. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori in Israele riportò un 4% nelle donne tra i 20 e i 30 anni, 11-18% tra i 30 e i 40 ed il 33% nelle ultrasessantenni. 

In Italia si stima una prevalenza nella popolazione femminile tra i 30 e i 60 anni di circa il 25%.Quanto più una donna è giovane, tanto più è consigliabile intervenire presto per rimuovere il mioma, mentre nella donna in menopausa il mioma tende a perdere la sua significatività clinica. 

Sebbene i fibromi uterini di solito non siano pericolosi, possono portare a complicazioni come mestruazioni abbondanti, perdite rilevanti tra un ciclo e l’altro, anemia per forte perdita di sangue, dolore pelvico, senso di peso nella parte più bassa dell’addome. Ma i miomi possono soprattutto avere un impatto negativo sulla fertilità: alterano l'anatomia e funzionalità dell’utero, andando ad agire negativamente nelle fasi di concepimento e impianto della gravidanza. 

Tra le varie tipologie, i miomi sottomucosi sono quelli più correlati con l’infertilità e rappresentano il 5-10% di tutti i casi. Inoltre, sono correlati a un aumento del rischio di complicanze durate la gravidanza come la minaccia d’aborto, il distacco di placenta, il parto pre-termine e un aumentato ricorso al taglio cesareo.

L’orientamento comune per i miomi sottomucosi è la rimozione per via isteroscopica prima di affrontare la gravidanza. Per quelli intramurali o sottosierosi, invece, vi sono orientamenti contraddittori in letteratura scientifica: non tutti sono d’accorso sul rapporto negativo tra la presenza di questi miomi e una gravidanza. Alcuni autori indicano la rimozione nel caso in cui il mioma sia di 4/5 cm perché potrebbe alterare la contrattilità del muscolo uterino e quindi rendere difficile la gestazione.

Attualmente non esiste una terapia farmacologica risolutiva: esistono alcuni farmaci, come gli analoghi dei GNRH o ulipristal acetato o delle tecniche a ultrasuoni, ma sono una percentuale molto ridotta. I farmaci hanno l’effetto di far ridurre le dimensioni del mioma ma è un effetto transitorio perché tenderà a riformarsi nel tempo.

Pertanto, questo tipo di farmaci viene spesso usato, per le donne in età fertile, come fase preparatoria all’asportazione chirurgica: prima si attende che con tale terapia si riducano le dimensioni del mioma e dopo 2-3 mesi si procede con l’intervento. La tecnica isteroscopica di enucleazione con ansa fredda è  riconosciuta scientificamente in tutto il mondo e utilizzata nei centri con maggiore esperienza: San’Orsola di Bologna, il Policlinico ad Abano Terme, l’ospedale di Palermo, Arezzo, Roma e Milano, alcuni Paesi europei e negli Stati Uniti.

Per i miomi sottomucosi, e anche in alcuni casi di mioma intramurale, l’intervento che rappresenta il gold standard è l’asportazione per via isteroscopica. Quando vengono trattati con le tradizionali tecniche isteroscopiche, andando a scavare nello spessore della parete uterina con il bisturi elettrico vi possono essere delle complicanze anche gravi come la perforazione che può coinvolgere anche altre strutture addominali (intestino, vescica, grossi vasi addominali).

Inoltre l’impiego dell’ansa elettrica nello spessore della parete uterina determina quasi costantemente la comparsa di una zona di fibrosi cicatriziale e aderenze all’interno dell’utero, situazioni con effetti negativi sulla fertilità femminile.

Tutto questo viene invece totalmente evitato con l’impiego della tecnica con enucleazione con ansa fredda o tecnica di Mazzon: nello spessore della parete uterina non si impiega mai l’ansa elettrica ma uno strumento meccanico che non genera calore. Si evitano le complicanze e non si formano né aderenze né zone cicatriziali all’interno dell’utero: dopo l’intervento è come se il mioma non fosse mai esistito.

I vantaggi di questa tecnica mininvasiva endoscopica sono evidenti: con l’uso di una telecamera ultra-sofisticata, collegata a uno strumento sottile (isteroscopio) si riesce a vedere la condizione dell'utero con certezza clinica, diagnosticare (isteroscopia diagnostica) e, se necessario, operare (isteroscopia chirurgica) diverse condizioni patologiche come i miomi, polipi, fibromi, iperplasie e in alcuni casi persino tumori maligni. L’intervento avviene in sala operatoria sotto lieve sedazione e dura in tutto 20 minuti a seconda della quantità di fibromi da asportare. 



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Centro di Endoscopia Ginecologica Arbor Vitae

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