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Quaranta milioni di esami radiologici: sono troppi?

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Pubblicato il: 23-11-2016
Quaranta milioni di esami radiologici: sono troppi? © Thinkstock

Sanihelp.it - Le persone sono sempre più esposte alle radiazioni mediche anche a causa del numero crescente di esami radiologici a cui si sottopongono. Uno studio condotto dall’NCRP (National Council on Radiation Protection and Measurements) sulla popolazione americana ha evidenziato che 30 anni fa l’85% delle radiazioni a cui era sottoposto in media ciascun individuo era per oltre l’80% di origine naturale (sole, raggi cosmici, radon) e solo il 15% di origine di medica.

Oggi la quota di radiazioni mediche è salita invece al 50%. Se negli anni ’80 un cittadino americano era esposto in media a radiazioni mediche per 0,54 millisievert (mSv), oggi la dose media è cresciuta fino a 3 millisievert.

Una direttiva europea (Euratom 2013/59), che tutti gli Stati dovranno recepire a partire dal 2018, punta a ridurre l’esposizione delle persone alle radiazioni ionizzanti e i possibili conseguenti effetti collaterali, come l’insorgenza di tumori indotti dalle radiazioni.

Dal 2018 le informazioni relative alla quantità di radiazioni somministrata alle persone negli esami
medico-diagnostici saranno registrate e riportate nel referto medico consegnato al malato. L’obiettivo è anche ridurre gli esami non necessari, prescritti spesso nell’ambito della cosiddetta medicina difensiva, la pratica medica non finalizzata a diagnosi e terapia, ma alla tutela del medico da eventuali contenziosi legali.

In Italia sono oltre 40 milioni gli esami radiologici effettuati ogni anno. Si stima che circa il 44% di questi sia stato prescritto in modo inappropriato e non fosse strettamente necessario (per esempio esami ripetuti a breve distanza di tempo l’uno dall’altro).

Negli ospedali i fisici medici hanno infatti il compito di definire la dose corretta che consenta la buona riuscita dell’esame e tuteli la salute del malato da un’esposizione eccessiva alle radiazioni. In occasione della quarta Giornata Internazionale dalla Fisica Medica proclamata il 7 novembre dalla International Organization for Medical Physics, AIFM (Associazione Italiana Fisica Medica) richiama l’attenzione su questo aspetto.

Oggi è possibile conciliare la qualità della diagnostica e la riduzione delle radiazioni grazie ad apparecchiature di radiologia più evolute e a metodi più efficaci di utilizzo. Adottare queste tecniche attraverso l’introduzione di protocolli standard e uniformi in tutti gli ospedali italianie negli studi odontoiatrici contribuirebbe a migliorare la qualità della radiodiagnostica con una riduzione dell’esposizione del paziente ai raggi X.

La strada è stata già impostata con le linee guida emesse dal Ministero della salute a fine 2015. Devono essere adottati negli ospedali e negli studi odontoiatrici protocolli standard e condivisi per garantire la migliore qualità dell’esame con la minor dose possibile.

Per questo è necessario potenziare la formazione di tutti i medici e operatori sanitari che seguono il malato nelle varie fasi, dalla prescrizione all’esecuzione degli esami, per migliorare la sicurezza e la qualità delle prestazioni al fine di aumentare l’efficacia della diagnostica a tutela della salute dei cittadini.

Il filo conduttore della Giornata Internazionale della Fisica Medica è education, intesa come formazione e consapevolezza dei medici e dei fisici medici dell’utilità e dei rischi connessi alle radiazioni in medicina. A tal fine è sempre più necessaria una collaborazione tra tutte le figure che seguono il percorso del malato, dal medico di famiglia che prescrive gli esami, ai radiologi, ai medici nucleari, ai fisici medici e ai tecnici sanitari di radiologia medica.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Associazione Italiana Fisica Medica

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