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Alzheimer: studio italiano migliora la diagnosi precoce

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Pubblicato il: 30-11-2016
Alzheimer: studio italiano migliora la diagnosi precoce © Thinkstock

Sanihelp.it - Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha fatto grandi passi in avanti verso la comprensione dei meccanismi fisiopatologici dell’Alzheimer e verso la scoperta di una cura. Segnali incoraggianti dalla ricerca indicano che una cura efficace potrebbe non essere troppo lontana.

Alla luce di questa prospettiva, oggi è ancora più rilevante l’importanza della diagnosi precoce: riconoscere la malattia appena le prime alterazioni sono rilevabili. Ciò permette di intercettare i malati prima che la malattia abbia causato danni cerebrali e cognitivi irreversibili, quindi di indirizzarli da subito verso i trattamenti più appropriati.

La diagnosi precoce è possibile anche grazie al neuroimaging, tecniche ed esami che servono a studiare in vivo il cervello delle persone che lamentano problemi cognitivi. Nello specifico, la PET per l’amiloide consente di valutare la quantità di proteina beta amiloide cerebrale. Tuttavia si tratta di un esame relativamente nuovo e, di conseguenza, ancora poco diffuso nella pratica clinica. 

Di recente sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Jama Neurology i risultati di uno studio, il primo condotto interamente in Italia con uno dei nuovi traccianti per l’amiloide, con l'obiettivo di valutare l'utilità clinica della PET per l'amiloide.

Lo studio ha coinvolto 228 individui con sospetto diagnostico di malattia di Alzheimer, che si sono sottoposti alla PET per l'amiloide in aggiunta al loro percorso diagnostico. I risultati mostrano che la procedura ha avuto un impatto significativo sui malati: il referto dell'esame ha guidato i medici verso la formulazione di una diagnosi più precisa e di un piano terapeutico più appropriato.

Il coinvolgimento di un numero così grande di malati è stato possibile grazie alla collaborazione di 18 ospedali presenti in Lombardia, nelle province di Brescia, Cremona, Bergamo e Mantova. Si tratta, a oggi, del più grande studio sull'utilità clinica della PET per l'amiloide, valutato su casi reali.

Sebbene sia ancora necessaria un’accurata valutazione del rapporto costi/benefici, tali risultati suggeriscono che la PET per l'amiloide può essere uno strumento d’aiuto per una diagnosi precoce precisa e tempestiva e, in futuro, potrebbe essere in grado di indirizzare verso un trattamento farmacologico adeguato. 



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Ospedale IRCCS Fatebenefratelli

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