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Terapia

Brachiterapia contro il tumore della cervice uterina

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Pubblicato il: 29-11-2016

L'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano interviene sul tumore della cervice uterina in fase avanzata con questa specifica tecnica radioterapica.

Brachiterapia contro il tumore della cervice uterina © Rete

Sanihelp.it - La brachiterapia è una tecnica di radioterapia che consente di posizionare sorgenti radioattive miniaturizzate direttamente all'interno del tumore o nelle sue immediate vicinanze.

È un trattamento impiegato solo in alcuni centri oncologici, uno tra questi è l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. A realizzarla, esperti dalla grande manualità chirurgica, in sale operatorie dedicate e con il supporto di software e tecniche di imaging sofisticate.  

La dottoressa Annamaria Cerrotta, Dirigente Medico specialista in Radioterapia Oncologica della Struttura Complessa Radioterapia 2 dell’Istituto, spiega: «La brachiterapia si rivela efficace in particolare nei tumori dell'apparato ginecologico come quello della cervice uterina in fase avanzata e in diversi altri tipi di neoplasie. Per i tumori maschili, ha un ruolo importante in caso di tumore della prostata. Attraverso questa tecnica radioterapica possiamo erogare una dose altissima di radiazioni alla malattia e limitare l’irradiazione dei tessuti sani circostanti».

La sorgente radioattiva raggiunge il centro della malattia attraverso aghi plastici o applicatori anatomici che fungono da vettori e che sono collegati al proiettore di sorgente. In questo è contenuto il piccolo preparato radioattivo che in pochi minuti rilascia la dose programmata. «Così si mira alla malattia, risparmiando tutto quel che c'è intorno. Attualmente per i tumori della cervice uterina in fase localmente avanzata, non suscettibili di chirurgia, è previsto un programma terapeutico che comprende una prima fase costituita dalla radioterapia a fasci esterni associata possibilmente a chemioterapia radiosensibilizzante, e una seconda parte, considerata ormai non opzionale, con brachiterapia modulata sul residuo di malattia», spiega la dottoressa Cerrotta. 

Presso l’Istituto Nazionale dei Tumori vengono effettuati trattamenti di brachiterapia che rilasciano la dose con alta intensità, in pochi minuti e in un numero limitato di frazioni, in regime ambulatoriale. «Secondo raccomandazioni pubblicate negli ultimi anni dal Groupe Europeen de Curietherapie e dall’European Society for Radiotherapy and Oncology (GEC-ESTRO), con il quale collaboriamo strettamente, utilizziamo la Risonanza Magnetica nella pianificazione di ogni frazione di brachiterapia. Questa, rispetto alla TAC normalmente impiegata per la pianificazione dei trattamenti radianti, garantisce una definizione di gran lunga migliore sia del tumore sia degli organi adiacenti», conclude la dottoressa.



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Comunicato stampa Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

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