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Osteoncologia

Tumore, preservare la salute delle ossa è importante

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Pubblicato il: 13-12-2016

Il tumore e le terapie antitumorali, come ormonoterapia e chemioterapia, possono causare perdita di massa ossea e riduzione della resistenza, con un aumentato rischio di fratture anche in assenza di traumi.

Tumore, preservare la salute delle ossa è importante © Thinkstock

Sanihelp.it - Nel nostro Paese, le due neoplasie più frequenti (tumore della prostata negli uomini e quello della mammella nelle donne) per il tipo di trattamento chemioterapico e ormonale cui vengono sottoposte, sono quelle più a rischio di osteopenia e ostepoporosi. Il 53% degli uomini affetto da cancro della prostata infatti soffre di osteoporosi; se consideriamo che in Italia sono circa 400.000 i pazienti con carcinoma della prostata, ne consegue che oltre 200.000 uomini sono colpiti da danno osseo legato al trattamento antiormonale. Mentre circa 700.000 donne che hanno avuto un carcinoma della mammella sono lungo sopravviventi, e potenzialmente colpite da danno osseo legato ai trattamenti ricevuti.  Le donne con tumore del seno hanno, inoltre, un rischio di frattura di circa il 31% più alto rispetto a donne sane.

Nei pazienti oncologici inoltre, le modificazioni del riassorbimento possono predisporre all’insorgenza di metastasi scheletriche, determinando quella che si definisce »nicchia pre-metastatica».  

All’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, un team multidisciplinare accompagna i pazienti in un percorso diagnostico e terapeutico condiviso e tiene conto di tutti gli aspetti connessi alla malattia ossea. Gli specialisti coinvolti sono l’endocrinologo, l’ortopedico, l’oncologo, il radiologo, il radioterapista, il fisioterapista e l’infermiere.  

Come spiega Marialuisa Appetecchia, Responsabile dell’Endocrinologia all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena: «La malattia neoplastica dipende dall’interazione tra cellula cancerosa e microambiente. Recenti studi hanno fornito nuove interpretazioni in tema di sopravvivenza, espansione, invasività e quiescenza della cellula neoplastica. Soprattutto per quanto riguarda il tumore del seno, è di osservazione clinica non rara la comparsa di metastasi osteo-midollari dopo decenni (5-25 anni) dalla diagnosi iniziale, il che fa pensare a una lunga sopravvivenza di cellule cancerose, di tipo staminale, disseminate in una fase precoce di malattia. Le cellule cancerose disseminate formano una nicchia osteo-midollare. Queste cellule tumorali »dormienti» godono di un vantaggio di sopravvivenza, essendo resistenti alle chemioterapie, efficaci limitatamente a un »target» di cellule proliferanti. Inoltre questa sorta di »nascondino» protegge le cellule neoplastiche anche dall’attivazione della risposta immunitaria».

«Smascherare tali meccanismi, aggiunge Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico dell’Istituto, può aprire la strada a nuove terapie rivolte miratamente a contrastare il risveglio delle cellule inattive, e quindi il passaggio da micrometastasi silenti a macrometastasi sintomatiche».

«L’ambulatorio dedicato di osteoncologia dell’ Endocrinologia IRE lavora alla definizione di percorsi e alla formazione di una rete per la gestione del paziente. La prospettiva di studio più immediata è l’identificazione precoce del paziente a rischio e del farmaco specifico per ciascun soggetto, al fine di contenere la spesa farmaceutica e i costi sociali legati alle fratture. Di certo l’obiettivo più ambizioso è la prevenzione di eventi scheletrici metastatici attraverso terapie a bersaglio molecolare osseo», concludono Appetecchia e Ciliberto.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Roma)

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