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Una condizione che disturba il riposo del paziente

Apnee notturne: cosa sono e come affrontarle

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Pubblicato il: 14-12-2016
Apnee notturne: cosa sono e come affrontarle © Thinkstock

Sanihelp.it - La sindrome delle apnee notturne è un disturbo, piuttosto diffuso, in cui la respirazione del paziente si interrompe una o più volte oppure rallenta eccessivamente durante il sonno. L’apnea di solito è una patologia cronica che disturba il sonno, il quale tende a passare da profondo a più leggero; cosicché durante il giorno ci si sente spesso stanchi e assonnati.

La tipologia più comune di apena è quella ostruttiva: in essa le vie respiratorie collassano o si ostruiscono, avviene così un rallentamento o una interruzione della respirazione, con spesso conseguente forte russamento. L’apnea ostruttiva del sonno è più diffusa tra i pazienti in sovrappeso, ma può colpire chiunque, ad esempio i bambini che hanno le tonsille ingrossate.

Le cure per le apnee ostruttive ci sono e funzionano, ma pochi arrivano alla diagnosi e si curano; questo perché la maggior parte dei pazienti che soffrono di apnea notturna non sa di essere malato, dato che il disturbo si presenta soltanto durante il sonno. In genere sono i famigliari o il partner a notare per primi i sintomi.

Il trattamento più diffuso ed efficace è la ventilazione meccanica a pressione positiva, la cosidetta Cpap (Continuous Positive Airway Pressure). Si tratta di una mascherina da cui esce aria a pressione continua, la quale evita il collasso delle alte vie aeree responsabile delle apnee; va tarata dallo specialista in base alle esigenze del paziente e serve un monitoraggio con periodiche polisonnografie per assicurarsi che risolva davvero le pause del respiro. La terapia è solitamente molto efficace sui sintomi e sul controllo delle complicanze, ma va seguita per molto tempo, talvolta per tutta la vita.

La maggior parte di chi inizia il trattamento lo prosegue senza grandi difficoltà. Tuttavia molti non si adattano, provano difficoltà ad indossare la maschera e finiscono con l’abbandonare la terapia, talvolta per una sensazione di claustrofobia o di ansia all’idea che i propri movimenti vengano limitanti, spesso solo per imbarazzo nei confronti del coniuge. Per questo i centri specializzati devono seguire da vicino ciascun paziente, aiutandolo a superare le difficoltà iniziali e magari optando per le maschere più piccole e più gradite.



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Corriere della Sera

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