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Adolescenti 2.0: istruzioni per l'uso

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Pubblicato il: 24-01-2017

Generazione iperconnessa: come difenderli dai rischi del web? Dal primo smartphone ai videogiochi, tutte le dritte degli esperti.

Adolescenti 2.0: istruzioni per l'uso © Thinkstock

Sanihelp.it - Da una ricerca condotta per la Polizia di Stato da Skuola.net, risulta che il 90% dei ragazzi italiani ha uno smartphone con abbonamento a internet per navigare in mobilità, così da non rimanere mai senza Facebook, WhatsApp, Snapchat, Twitter, Instagram. Solo uno studente su 5 afferma che i social hanno un ruolo marginale nelle relazioni sociali. 

Tra i motivi che spingono i ragazzi all'uso dei social, ci sono il desiderio di informarsi sulle notizie (59%), su quanto accade ad amici e conoscenti (51%), sostituire per ragioni di risparmio economico telefonate e sms (44%). Oltre la metà degli studenti spende sui social network più di un'ora al giorno e 1 su 4 confessa di essere sempre connesso, rispondendo prontamente a ogni notifica proveniente da smartphone, tablet o pc. Per questo bisogna sempre disporre di una connessione. Senza internet, 1 su 6 ammette di provare un senso d'ansia.

Come proteggerli? Sono tante le domande dei genitori. La prima è: a che età posso dare lo smartphone a mio figlio? «Prima di tutto dobbiamo chiederci se intendiamo darglielo perché ne ha bisogno o perché siamo molto ansiosi, vogliamo proteggerlo o abbiamo paura che ci ritenga genitori cattivi», risponde Serena Valorzi, psicologa e psicoterapeuta, esperta in prevenzione, formazione e trattamento delle new addictions.

«L’attenzione va posta su cosa fa bene a loro, non su cosa sembra far bene a noi. Senza dubbio, prima di dare uno smartphone, dovremmo aver vissuto un periodo di transizione in cui usiamo insieme il nostro, anche per comunicare con WhatsApp. In questo modo è più facile commentare insieme ciò che va bene scrivere e condividere, che linguaggio usare e via dicendo. 

Dobbiamo sempre cercare di essere buoni modelli: spegnerlo di notte o ai pasti, non lasciarci interrompere dalle notifiche se stiamo parlando con qualcuno. Poi, quando penseremo che nostro figlio sia abbastanza grande e abbia fatto un’adeguata gavetta condivisa con noi, informato di tutti i rischi in cui si può incorrere e con la raccomandazione di parlare subito se ci fosse qualche problema, possiamo regalarglielo. È importante fare un accordo: ogni tanto guarderemo i contenuti e fisseremo degli orari per evitare un accesso continuo. Ricordiamoci sempre che sono oggetti molto distraenti e molto più attraenti dello studio!».

Quanto posso fare giocare mio figlio ai videogiochi? «Prima di tutto possiamo pensare che avere la possibilità di giocare ai videogiochi (soprattutto se online) è molto più attraente che leggere un libro o fare i compiti. Dunque avere una console in casa deve essere una scelta fatta consapevolmente ed è altrettanto necessario che si impostino subito delle regole precise in termini di tempo. 

Mezz’ora, un'ora al giorno possono non essere dannose se nostro figlio fa molte altre esperienze di relazioni dal vivo e va volentieri fuori a tirare due calci al pallone con gli amici. Meglio non giocare ai videogiochi prima di fare i compiti perché alla fine si è tesi e si perde qualsiasi motivazione allo studio.

Quando si gioca, meglio farlo assieme a un amichetto o con mamma e papà. Se, però, nostro figlio vuole giocare per molto tempo, si arrabbia quando lo chiamiamo a pranzo o a cena, sembra cupo, infelice, non ha amici con cui uscire, va male a scuola, non ci parla più… allora questi sono segnali chiari di uno stato di dipendenza. Non esitate a chiedere aiuto a chi è specializzato in questo campo».



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Centro Studi Erikson

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