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Esperimenti

Paolo Nespoli porta la ricerca nello spazio

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Pubblicato il: 24-01-2017

L'astronauta nei prossimi mesi raggiungerà per la terza volta la Stazione Spaziale Internazionale, dove sarà parte attiva di un progetto di ricerca del San Raffaele.

Paolo Nespoli porta la ricerca nello spazio © San Raffaele

Sanihelp.it - È questione di pochi mesi e a maggio prenderà il via la Spedizione numero 52/53 sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e tra gli astronauti ci sarà anche l’italiano Paolo Nespoli, che di tempo nello spazio ne ha già trascorso parecchio:  174 giorni, 9 ore e 40 minuti grazie a due precedenti missioni. Questa missione, nata da un accordo tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e la NASA, è la terza di lunga durata dell’ASI e prevede una serie di esperimenti, per la precisione otto, dedicati alle scienze della vita, che saranno portati avanti dagli astronauti a bordo della ISS. Uno di essi è stato proposto dagli studiosi dell’Irccs San Raffaele di Roma e vede il dottor Ferdinando Iellamo come responsabile scientifico e il professor Maurizio Volterrani come co-responsabile. 

L’esperimento prevede che, durante la sua permanenza nello spazio, Nespoli debba seguire un nuovo e particolare programma di allenamento personalizzato, definito TRIMP (individualized TRaining IMPulse) «L’obiettivo è acquisire informazioni utili allo sviluppo di contromisure basate sull’esercizio fisico al fine di prevenire problemi di salute dopo i voli spaziali, quali l’intolleranza ortostatica (orthostatic intolerance), che rappresenta uno dei principali e più frequenti sintomi che gli astronauti presentano dopo voli spaziali, specialmente se di lunga durata» spiega Iellamo.

L’esperimento non richiede lo sviluppo di alcun dispositivo ma solo l’utilizzo di attrezzature già presenti a bordo della ISS impiegate per la consueta attività fisica prevista per l’astronauta. Prima del volo e nei primissimi giorni dopo il rientro a terra sarà effettuato un test di tolleranza ortostatica (passaggio dalla posizione supina alla posizione eretta) con contemporaneo monitoraggio della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, in modo continuo e non invasivo, al fine di definire le alterazioni del controllo nervoso del sistema cardiocircolatorio eventualmente coinvolte nella comparsa dei sintomi e gli effetti indotti su di essi da parte della nuova metodologia di allenamento.

I dati ottenuti dal questo studio potrebbero fornire una base per la progettazione efficace di programmi di addestramento all'esercizio fisico che possono effettuare gli astronauti in future missioni di lunga durata sull'ISS, in cui protocolli di contromisure di attività fisica sono fortemente consigliate dall'Agenzia Spaziale Europea e dalla NASA.

Ma non mancano ricadute pratiche cliniche: «La possibilità di effettuare un esperimento durante la missione spaziale in un ambiente particolare, cioè l'assenza di gravità,  rappresenta un’occasione unica per testare alcune ipotesi di lavoro che potremmo applicare direttamente ai nostri pazienti, in particolare su quelli più anziani che, da un punto di vista fisiologico sia a causa dell'età che della patologia disabilitante, subiscono delle modificazioni muscolo scheletriche molto simili a quelle che gli astronauti sperimentano durante la permanenza in ambiente con micro gravità» conferma Volterrani.



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