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Dolore pelvico e prostatiti: i vantaggi delle onde d'urto

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Pubblicato il: 22-02-2017
Dolore pelvico e prostatiti: i vantaggi delle onde d'urto © Thinkstock

Sanihelp.it - Il 14% della popolazione maschile accusa dolore pelvico, incontinenza urinaria e a volte impotenza per colpa delle prostatiti. Gli uomini sotto i 50 anni sono i bersagli privilegiati di queste infiammazioni della ghiandola prostatica. La forma più frequente è la prostatite cronica, o sindrome del dolore pelvico cronico, che interessa il 10-15% della popolazione e può insorgere negli uomini di qualunque età. Le terapie sono spesso vanificate da continue recidive. 

Nel corso del 19° Congresso della European Society for Sexual Medicine sono stati illustrati i risultati di uno studio ideato sull’uso delle onde d’urto extra corporali per curare questo tipo di patologia. 

Lo studio, durato un anno, ha valutato l’effetto delle onde d’urto su 41 individui affetti da prostatiti croniche. Per 39 di questi, i risultati a distanza di 12 settimane dal trattamento sono stati soddisfacenti. In particolare, il dolore si è ridotto significativamente dopo 3-4 applicazioni in quasi tutti. Il trattamento non provoca effetti collaterali e controindicazioni. Non è una terapia invasiva.

Le onde d’urto riducono il dolore attraverso alcuni meccanismi: l’interruzione del flusso degli impulsi nervosi da iperstimolazione dei nocicettori, la guarigione dei tessuti con processi di ipervascolarizzazione e la riduzione dell'ipertono muscolare. Ciò ha portato a miglioramento della qualità della vita e del dolore, dello svuotamento vescicale, senza effetti collaterali e una variazione molto significativa della prostata e del livello di PSA. 

Le onde d’urto a bassa emissione hanno dimostrato ottimi effetti anche nella cura della disfunzione erettile. Una ricerca durata due anni ha preso in esame un campione composto da 64 uomini di mezza età, sottoposti al trattamento una volta alla settimana, per 6 settimane. A distanza di 6 settimane dall’ultimo trattamento gli autori hanno avuto un netto miglioramento della funzione erettile nell’85% dei casi, un buon esito nel 10% e nessun cambiamento nel 5% dei malati. Nei mesi successivi di follow-up, i risultati positivi si sono mantenuti e la rigidometria notturna computerizzata delle erezioni lo ha confermato. 

Rispetto alle terapie in uso, ovvero iniezione di agenti vasodilatatori nei corpi cavernosi e assunzione per via orale di farmaci inibitori delle fosfodiesterasi tipo 5 (PDE5is), la novità apportata dalle onde d’urto risiede nella creazione di nuovi vasi (neoangiogenesi) nell’organo del malato, con restituzione dell'erezione spontanea. Un'innovazione per quei malati che fino adesso hanno trattato il disturbo con terapie farmacologiche, il cui effetto è limitato nel tempo. 



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Società Italiana Chirurgia Genitale Maschile

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