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Utile a comprendere le fasi iniziali del nostro sviluppo

Ottenuto il primo embrione artificiale da cellule di topo

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Pubblicato il: 16-03-2017
Ottenuto il primo embrione artificiale da cellule di topo © Thinkstock

Sanihelp.it - Anche se per ora è stato eseguito solo su animali, lo studio è di importanza fondamentale, perché potrebbe aiutare a comprendere meglio l’origine di molte malattie legate alle fasi iniziali dello sviluppo di un essere umano. Magdalena Zernicka-Goetz, della Cambridge University, è riuscita per la prima volta a «mimare» il processo di formazione di un embrione di topo in laboratorio; ciò è avvenuto a partire da cellule staminali che si sono unite dando origine a una formazione tridimensionale simile a un embrione naturale.

Per giungere a questo risultato, la ricercatrice polacca ha utilizzato sia le cellule staminali embrionali che danno origine agli organi, sia quelle che formano le strutture esterne all’embrione, come la placenta. «L’embrione - ha dichiarato Zernicka-Goetz - ha regioni anatomicamente corrette, che si sviluppano al posto giusto nel momento giusto». In sostanza, rispetto a un embrione normale, quello artificiale ha dimostrato di seguire lo stesso andamento nello sviluppo e di essere completo sotto ogni aspetto, ivi compresa la formazione delle cellule germinali destinate a diventare ovuli e spermatozoi, nonché quella della cavità amniotica nella quale l’embrione si sviluppa.

Manuela Monti, ricercatrice presso la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, che in passato ha lavorato a lungo con l’autrice dello studio, spiega che: «Si tratta di un risultato molto importante, giacché permette di analizzare le primissime fasi dello sviluppo embrionale che, in teoria e come modello, possono essere translate nell’umano; questo, in futuro, potrebbe aiutare a capire perché una buona parte degli embrioni si arrestano nello sviluppo prima dell’impianto in utero. Inoltre, fondamentale è stata l’intuizione di avvalersi di una struttura tridimensionale in cui sospendere le cellule; giacché le informazioni che si traggono sulla distribuzione spaziale di tali cellule potrà permettere di capire come si formano le condizioni legate ad anomalie di segregazione dei cromosomi, come per esempio nel caso della sindrome di Down».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Cambridge University

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