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Antibiotici dal dentista: inutili nel 50% dei casi

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Pubblicato il: 30-03-2017
Antibiotici dal dentista: inutili nel 50% dei casi © Thinkstock

Sanihelp.it - Estrazioni, interventi sulle gengive e sull’osso di sostegno dei denti, inserimento di impianti, trapianti di tessuti: sono circa 5 milioni gli interventi di chirurgia odontoiatrica eseguiti ogni anno nel nostro Paese. 

Secondo un recente studio dell’Università di Torino, circa il 50% della popolazione ha una forma più o meno grave di parodontite. Ma solo 5 milioni di italiani vengono sottoposti a terapie specifiche della malattia, mentre oltre 20 milioni di persone non accedono alle cure.

Quattro volte su 10 la persona esce dal dentista con la prescrizione di antibiotici, che però in oltre il 50% dei casi non sono necessari. Lo sottolineano gli esperti della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia in occasione del XVIII Congresso Internazionale su Parodontologia e Salute Orale, riferendo i risultati di un’indagine internazionale condotta da Key-Stone su 1500 dentisti di 6 Paesi europei fra cui l’Italia. 

Le prescrizioni facili sono pericolose, perché oltre a esporre ai possibili effetti collaterali degli antibiotici, come reazioni allergiche, nausea, vomito e diarrea, favoriscono la comparsa di germi resistenti: l’antibiotico dovrebbe essere dato soltanto nei casi più gravi di parodontite aggressiva o estesa a molti denti e sempre in associazione alla rimozione professionale della placca batterica da parte del dentista e/o dell’igienista dentale.

Quindi l’antibiotico non deve mai essere usato come unica terapia a eccezione del trattamento di situazioni acute come l’ascesso dentale, con una durata variabile a seconda del principio attivo ma mai inferiore ai tre giorni.  

Accanto a un Nord Europa in cui si evita più possibile di ricorrere all’antibiotico, con la Svezia in cui le prescrizioni sono al 9%, il Regno Unito al 18% e la Germania al 20%, nei Paesi affacciati sul Mediterraneo le percentuali raddoppiano arrivando al 40% con Francia e Italia tra le peggiori in Europa. 

Queste differenze si spiegano con le linee guida presenti nei vari Paesi, la diversa copertura odontoiatrica da parte del Sistema Sanitario e la cultura e le abitudini di medici e cittadini. In Italia, per esempio, l’attività odontoiatrica è quasi tutta privata mentre in altri Paesi l’odontoiatria pubblica ha un peso più rilevante. Inoltra il sistema di controllo sulla somministrazione degli antibiotici è capillare nei paesi Nordici e ciò riduce il rischio dell’uso non appropriato. Non è così nel nostro Paese, dove l’impiego di antibiotici è esteso e generalizzato ben oltre le reali necessità. 



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Società di Parodontologia e Implantologia

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