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Benessere al femminile

Sottovalutati i disturbi ginecologici conseguenti alle cure

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Pubblicato il: 28-03-2017

Spesso le pazienti trattate con ormonoterapia, chemioterapia e radioterapia vanno incontro a disturbi ginecologici che compromettono la qualità della vita. Una campagna per sensibilizzare medici e pazienti sul tema.

Sottovalutati i disturbi ginecologici conseguenti alle cure © Thinkstock

Sanihelp.it - Nel 2016 in Italia si sono registrati 50.200 nuovi casi di cancro al seno, 8.200 al corpo dell’utero e 5.200 all’ovaio. Spesso le pazienti trattate con ormonoterapia, chemioterapia e radioterapia vanno incontro a disturbi come atrofia vaginale, incontinenza, difficoltà o impossibilità ad avere rapporti sessuali. Disturbi che non solo compromettono la buona qualità della vita, ma la cui presenza è spesso trascurata dai medici e poco riferita dalle pazienti.

Per sensibilizzare su questo tema tanto importante per la salute e il benessere delle donne, oncologi e ginecologi hanno lanciato la campagna nazionale FemiLift, per la qualità della vita della paziente oncologica. Il progetto prevede anche attività di educazione e informazione dai principali congressi internazionali, come quelli dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology) e dell’ESMO (European Society of Medical Oncology).

Il professor Francesco Cognetti, direttore Oncologia Medica 1 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro, spiega: «Il 70% delle donne con tumore del seno, pari a circa 35.140 nuovi casi nel 2016 in Italia, va incontro ad atrofia vaginale in seguito alle terapie ormonali utilizzate per combattere la malattia; il problema interessa tutte le pazienti operate per cancro dell’ovaio proprio a causa della rimozione dell’organo. Un disturbo che può avere un impatto negativo sulla qualità di vita: i rapporti sessuali diventano impossibili e le difficoltà nella minzione spesso compromettono le relazioni sociali. Anche la chemioterapia e la radioterapia possono determinare queste condizioni, purtroppo sottostimate. Sia i clinici che le pazienti devono migliorare la comunicazione su questi aspetti. Oggi sono disponibili nuovi strumenti come l’uso del laser che consente di trattare in modo efficace l’atrofia vaginale, presente in più del 50% delle donne in menopausa e, soprattutto, nelle pazienti oncologiche». 

«È importante anche l’adozione di stili di vita sani: no al fumo, dieta corretta e attività fisica costante. È stato dimostrato che nel tumore del seno l’esercizio regolare riduce il rischio di recidiva di ben il 50% nelle donne con neoplasie ormono-dipendenti, cioè con un alto numero di recettori per gli estrogeni. Oltre al movimento, bisogna prestare attenzione al peso sempre, in particolare in menopausa: dopo la fine dell’età fertile, l’obesità è responsabile di circa il 20% delle neoplasie e del 50% delle morti dovute a tumori mammari», continua il prof. Cognetti. 

«L’atrofia vaginale rappresenta una condizione quasi fisiologica nelle donne in menopausa, ma debilitante. La mancanza degli ormoni sessuali che erano prodotti dalle ovaie (in particolare estrogeni e progesterone) provoca disturbi spesso definiti dalle pazienti come secchezza vaginale: la mancata lubrificazione della mucosa vaginale ne determina ulteriore perdita di elasticità. I rapporti sessuali diventano difficili o impossibili, con ripercussioni negative sul rapporto di coppia. Le donne con atrofia vaginale soffrono anche di cistiti recidivanti», commenta il prof. Paolo Scollo, direttore Ginecologia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania e past president SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia).

Le uniche terapie disponibili erano i trattamenti ormonali (non utilizzabili nelle donne che hanno avuto la diagnosi di tumore per l’alto rischio di favorire una ricomparsa della malattia) e i gel lubrificanti, la cui efficacia è però di breve durata. «L’uso dei laser è un’opzione efficace perché agiscono stimolando direttamente il collagene, che nel corso della menopausa si indurisce e perde spessore. Il collagene riacquista la capacità di produrre muco e la vagina torna all’elasticità originaria e ad essere lubrificata come prima della menopausa», aggiunge il prof. Scollo. 

Il laser CO2, per esempio, è indicato anche nelle pazienti oncologiche perché ha una sonda più piccola rispetto a quella utilizzata per le ecografie endovaginali. Sono previste tre sedute, una al mese, della durata di circa dieci minuti. «Il nuovo campo di applicazione di questi strumenti è proprio in queste pazienti, spesso giovani e in menopausa indotta dall’intervento chirurgico, dalla chemioterapia, dalla terapia ormonale o dalla radioterapia. Uno dei vantaggi di questa apparecchiatura è rappresentata da coprisonda sterili e monouso con la massima garanzia di igiene per le pazienti. È completamente esente da rischi, non è dolorosa e non provoca effetti collaterali. Le pazienti, dopo il dramma della malattia, possono tornare a rivivere il loro corpo, la sessualità e il rapporto con il partner. Da un punto di vista psicologico è un vero e proprio ritorno alla vita. Abbiamo condotto uno studio in corso di pubblicazione su una rivista internazionale che ha dimostrato che, grazie al laser, lo spessore del collagene è triplicato», conclude il prof. Scollo.



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