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Utile in caso di dolore cronico e per piccoli interventi

Uno studio, tutto italiano, sull'ipnosi come antidolorifico

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Pubblicato il: 08-05-2017
Uno studio, tutto italiano, sull'ipnosi come antidolorifico © Thinkstock

Sanihelp.it - L’ipnosi è una condizione sia fisica sia psichica indotta per mezzo di quella che può essere definita una suggestione prodotta da un’immagine o un suono che il soggetto che viene sottoposto al trattamento da un operatore esterno percepisce molto intensamente, entrando così in uno stato denominato «di trance».

Nonostante la scienza si sia sempre rapportata all’ipnosi con un certo sospetto, essa è da molti ritenuta un metodo efficace, alternativo ai farmaci, per il controllo del dolore; ed è proprio su questo possibile ambito di applicazione che si è svolto un recente studio di un gruppo di ricercatori italiani guidati da Enrica Santarcangelo i cui risultati sono stati pubblicati su Physiology and Behavior.

La ricerca - alla quale hanno partecipato l’Università di Pisa, L’Università di Siena, il Cnr e il Gift Institute of Integrative Medicine di Pisa - è la prima che mette in relazione gli effetti prodotti da tecniche fisiche (analgesia condizionata) e tecniche cognitive (suggestioni verbale di analgesia) in individui con un grado di ipnotizzabilità diverso; un lavoro che, stando a quanto dichiarato dagli autori, potrebbe trovare diverse applicazioni cliniche: non solo nei soggetti affetti da dolore cronico, ma anche per contrastare quello provato dai pazienti durante piccoli interventi medici.

L’indagine ha coinvolto 60 volontari sani, sia uomini sia donne, con un diverso grado di suscettibilità all’ipnosi. A ciascun partecipante è stata somministrata una piccola scarica elettrica a una mano. Durante il procedimento alcuni sono stati sottoposti a quella che viene definita suggestione verbale di analgesia, una forma di ipnosi in cui al soggetto viene chiesto di immaginare il dolore: che esso si sposti da una zona all’altra del corpo, che diminuisca di intensità o svanisca ecc. Altri pazienti sono stati sottoposti invece ad una forma di analgesia condizionata consistente nel fare precedere alla scossa uno stimolo doloroso diverso, per esempio il contatto con un oggetto molto freddo.

Ne è emerso che entrambe le tecniche analgesiche funzionavano molto bene nelle persone giudicate altamente ipnotizzabili, per le quali il dolore si riduceva sino anche al 50%. Nei soggetti mediamente suscettibili all’ipnosi il dolore diminuiva del 30%. Mentre le persone scarsamente ipnotizzabili avevano una scarsa riduzione del dolore: del 20% o meno.

Per concludere, considerando che - stando a quanto sostengono i ricercatori - nel mondo 8 persone su 10 hanno una suscettibilità all’ipnosi tra media e alta, e che una riduzione del del dolore 25-30% viene considerata rilevante sul piano clinico, è possibile concludere che in moltissimi casi si potrebbe ricorrere efficacemente all’impiego di metodi analgesici cognitivi in alternativa a quelli farmacologici.



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Physiology and Behavior

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