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Intossicazione da nichel: i cibi sì e i cibi no

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Pubblicato il: 01-06-2017
Intossicazione da nichel: i cibi sì e i cibi no © Thinkstock

Sanihelp.it - È una presenza quotidiana nella nostra cucina, anche se raramente ne siamo consapevoli: il nichel si trova in molti utensili (come le pentole in acciaio inossidabile e le griglie in ferro), in numerosi materiali di confezionamento dei cibi (come i contenitori metallici) e, soprattutto, in tanti prodotti alimentari di origine vegetale, come cereali, legumi, ortaggi, frutta e semi oleosi.

Un’esposizione così elevata a questo metallo – mette in guardia  Assolatte – espone al rischio di intossicarsi: secondo stime ufficiali, in Europa il 20% della popolazione soffre di allergia al nichel da contatto e, in un caso su 4, presenta reazioni allergiche anche quando ingerisce nichel tramite gli alimenti.

È la cosiddetta sindrome sistemica da allergia al nichel, che può comparire a ogni età e viene spesso confusa con l’intolleranza al glutine, visti i sintomi simili (dermatiti, orticaria, crampi addominali, emicrania, afte e gastrite). Cosa fare per scongiurare il rischio di sovraesposizione a questo metallo?

Il modo più efficace – spiega Assolatte citando i risultati di studio condotto dall’Università Federale di Rio de Janeiro e presentato alla Conferenza scientifica internazionale della World Allergy Organization – consiste nell’eliminare gli alimenti ad alto contenuto di nichel: dopo 60 giorni i sintomi spariscono, salvo ripresentarsi se si torna a consumare questi cibi.

Per evitare rischi e cancellare dermatiti, crampi, gonfiori intestinali, cistiti, emicranie, afte, senso di stanchezza e mal di testa causati da un eccesso di nichel occorre ridurre gli alimenti che ne sono ricchi e preferire quelli che contengono bassi livelli di nichel.

L’eliminazione completa non è possibile, vista la sua ubiquità, e sarebbe anche controproducente poiché il nichel è co-fattore per diversi enzimi e partecipa al metabolismo di alcuni ormoni. Ma è comunque utile e possibile ridurre i consumi degli alimenti ad alto contenuto di nichel, come: cioccolato, cacao, tè, semi oleosi tostati (come nocciole, noci, mandorle e arachidi),  legumi (come fagioli, lenticchie, piselli e soia), alimenti che contengono grassi vegetali idrogenati (come brioche, patatine e sostitutivi del pane), liquirizia, frumento integrale, avena, dadi, alcuni prodotti ittici (come ostriche, aringhe e molluschi) e alcuni vegetali (come uva, cipolle, patate, cavoli, lattuga e spinaci).

Semaforo verde, invece, per gli alimenti a basso tenore di nichel, a partire da latte e yogurt, per proseguire con pesci di acqua dolce (come la trota) e di mare (come spigole e cernia), carni rosse o avicole, uova di gallina, alcuni cereali (come riso, mais raffinato e grano raffinato) e alcune tipologie di prodotti ortofrutticoli (come l’avocado, le carote, i cetrioli, i broccoli e i pomodori freschi). In cucina è preferibile utilizzare casseruole, posate, griglie e pentole garantite nichel tested e contenitori in vetro o plastica per conservare gli alimenti in frigorifero.



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Assolatte

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