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Sorriso smagliante: cosa c'è da sapere sui metodi sbiancanti

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Pubblicato il: 19-06-2017
Sorriso smagliante: cosa c'è da sapere sui metodi sbiancanti © Thinkstock

Sanihelp.it - Un sorriso da star come quello di Shakira, testimonial dei prodotti di sbiancamento. È uno dei desideri più diffusi fra gli italiani: oltre il 50% è insoddisfatto del colore dei propri denti, stando a dati pubblicati di recente sull’Italian Dental Journal e diffusi dall’Accademia Italiana di Odontoiatria, Conservativa e Restaurativa.

Con l’età i denti si macchiano e ingialliscono, a causa del consumo dello smalto e dell’azione colorante del fumo e dei cibi. Fra questi soprattutto, caffè e tè, vino rosso, bevande gassate, succhi di frutta scuri, frutti di bosco (mirtilli e more mentre le fragole no), aceto balsamico e pomodoro. Anche alcuni antibiotici, come le tetracicline, se usate in gravidanza e nei primi anni di vita, possono macchiare i denti. 

Così ogni anno in Italia, soprattutto a maggio-giugno, in vista dell’estate, 120.000 persone si sottopongono a trattamenti sbiancanti, nello studio dentistico o a casa, sotto il controllo dell’odontoiatra. Ormai un terzo di tutti gli interventi odontoiatrici estetici è realizzato dal professionista per eliminare macchie o sbiancare i denti. Le procedure costano in media 250/300 euro e il mercato sfiora i 30 milioni, in costante crescita del 15% ogni anno. 

Almeno un italiano su due ha utilizzato dentifrici, gel, collutori, mascherine o altri schiarenti fai da te, per un giro d’affari che si stima superi il miliardo di euro. Prodotti sicuri perché per legge (direttiva EU 84/2011) quelli da banco non possono contenere più dello 0.1% di perossido di idrogeno, mentre quelli a uso professionale non possono superare il 6%. 

Occorre però fare attenzione anche al pH, cioè al grado di acidità della sostanza utilizzata, che per non  danneggiare lo smalto, dovrebbe essere neutro o basico. Infatti dai dati relativi a sperimentazioni condotte su denti estratti sottoposti a sbiancamento con gel a pH variabili da 4 a 5,5,  è possibile evidenziare danni a carico dello smalto. Invece negli sbiancanti disponibili spesso il pH varia da 4 a 11, perché la direttiva ISO 28399/2011 consente una soglia minima superiore a 4. In Italia però non vige l’obbligo di indicare il pH sulle confezioni dei prodotti e sono gli stessi cittadini che dovrebbero chiedere ai dentisti se un prodotto, anche da banco, è sicuro.

Inoltre i trattamenti schiarenti fai da te si limitano a rimuovere la patina superficiale che ricopre od offusca i denti, mentre il processo di sbiancamento in studio e/o a casa, con la supervisione del dentista, ossigena il dente, con penetrazione e scambio di molecole di perossido di idrogeno che generano la colorazione bianca.

Secondo uno studio sullo sbiancamento professionale condotto su 510 individui, 3 su 4 sono donne insoddisfatte del colore dei propri denti, con un’età media di 37 anni. I trattamenti sbiancanti non sono considerati costosi e spesso la prima motivazione alla rinuncia è la mancanza di adeguate informazioni; il 73% rifarebbe il trattamento sbiancante e il 78% lo consiglierebbe.

Prima di intervenire, sototlineano gli esperti, bisogna tuttavia capire da che cosa dipendono eventuali anomalie di colore, chiazze o tinte scure, ma è importante non eccedere nella ricerca di un ultra-white impossibile. Il gusto personale determina la percezione del bianco e oggi anche in Europa la tendenza è verso denti anche oltre il colore medio naturale, come accade già da tempo oltreoceano, dove i sorrisi sono spesso di un candore abbagliante.

L’effetto dello sbiancamento è duraturo, anche se non permanente. Secondo le abitudini alimentari e di igiene dentale si consiglia un richiamo ogni 2-3 anni, per mantenere il punto di bianco raggiunto. 

Esistono varie tipologie di interventi per lo sbiancamento dentale: i metodi chimici, quelli generalmente proposti negli studi odontoiatrici, si basano sull’azione di prodotti in grado di agire chimicamente sulle molecole responsabili del colore scuro. I prodotti disponibili hanno concentrazioni diverse e, se utilizzati sotto controllo professionale, hanno sicurezza e affidabilità.

I metodi meccanici prevedono invece l’utilizzo di paste abrasive che grattano la superficie dentale abradendola: vanno usati dal dentista in maniera delicata e controllata per rimuovere le macchie da cibi, per esempio da frutta rossa e verdure oppure da bevande o fumo. In alcuni dentifrici definiti sbiancanti, viene utilizzato questo meccanismo e sono perciò sconsigliabili per l'utilizzo costante, perché a causa della loro alta abrasività possono causare danni irreversibili ai denti e farli diventare ipersensibili.

I metodi ottici, infine, prevedono l’impiego di sostanze che spesso sono contenute anche nei dentifrici schiarenti e creano l’illusione ottica di una maggior brillantezza. È opportuno che lo sbiancamento sia eseguito sotto il controllo di un professionista: alcuni trattamenti possono essere condotti in parte a casa, ma sempre seguendo le indicazioni del dentista che deve monitorare l’andamento dell’intervento. 



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