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Artrite reumatoide: meno dolore, più produttività sul lavoro

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Pubblicato il: 05-07-2017
Artrite reumatoide: meno dolore, più produttività sul lavoro © Thinkstock

Sanihelp.it - Dolore e senso di fatica sono i due più invalidanti sintomi riferiti dagli individui con artrite reumatoide, che possono perdurare nonostante le terapie. In un'analisi presentata al Congresso dei Reumatologi Europei, baricitinib, inibitore selettivo di JAK 1 e 2 (Janus chinasi) ha mostrato una particolare capacità di controllare questi due sintomi, che risultano essere tra i più resistenti ai trattamenti e influiscono pesantemente con le attività quotidiane e lavorative.

Circa 6 milioni di persone in Italia soffrono di malattie reumatiche e oltre 400mila sono affette da artrite reumatoide.  Questi malati hanno una caratteristica sensazione di rigidità e dolore prevalentemente mattutina che, in molti casi, diventa un costante compagno di vita. La maggior parte dei malati sono donne tra i 35 e i 50 anni, nel pieno della loro vita sociale, relazionale, professionale che spesso impiegano anni prima di ricevere diagnosi o terapia.

La valutazione dell’impatto del dolore sta assumendo un ruolo sempre più importante nella percezione della gravità della malattia: un'indagine della Rheumatology Patient Foundation americana riferisce che il 68% dei malati non aveva neanche un giorno al mese senza dolore e solo un quarto degli intervistati ha confermato che la rigidità articolare mattutina migliorava nelle ore successive, mentre per la maggior parte perdurava. 

Lo studio ha evidenziato un calo del 30% dei sintomi dolorosi nelle attività quotidiane già dalla prima settimana di trattamento che si associava al miglioramento del 30% delle performance nelle attività lavorative, con effetti positivi già alla 12ma settimana di trattamento. 

Le persone con artrite reumatoide lavorano il 53% in meno rispetto alla popolazione generale: terapie più efficaci, maneggevoli e sicure permettono oggi di ridurre significativamente il danno alle articolazioni e migliorano il funzionamento complessivo della persona. Sintomi come fatica e dolore continuano a essere i maggiori ostacoli sul lavoro, anche se la malattia impatta in tutte le attività quotidiane, a partire dalle cure personali.

L'impatto emotivo talora compromette aspetti fondamentali della vita, con il 40% dei malati che riporta conseguenze negative sui rapporti di coppia. Sono i risultati di un'indagine che ha coinvolto 6208 partecipanti in 8 Paesi. Anche perché il suo andamento è spesso imprevedibile: alcuni godono di lunghi periodi di inattività della malattia, che possono poi rimanifestarsi in maniera inaspettata, altri invece mostrano un alto livello di attività, con sintomi costanti che possono durare per mesi. Queste fluttuazioni possono portare a stress, senso di perdita di controllo e di speranza per il futuro e condanna i malati a un progressivo isolamento. 



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Congresso Eular

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