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Ti dicono che russi? Il partner potrebbe salvarti la vita

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Pubblicato il: 22-08-2017
Ti dicono che russi? Il partner potrebbe salvarti la vita © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Il compagno russa? Questa rumorosa manifestazione potrebbe nascondere alcuni disturbi respiratori dannosi per lo stesso russatore. Un russatore su 4 infatti soffre di apnee notturne che aumentano il rischio di ipertensione, infarto, ictus e incidenti: oltre 17.000 incidenti stradali l’anno sono causati proprio da chi soffre di questo disturbo.

L’interruzione transitoria del flusso respiratorio durante il sonno è causata da una chiusura temporanea delle vie aeree superiori: nasofaringe, orofaringe, ipofaringe e laringe. Circa 11 milioni di italiani risultano affetti da roncopatia e, nella maggior parte dei casi, non sanno di esserlo.

«Dobbiamo distinguere il semplice russatore dal soggetto con disturbi respiratori effettuando esami specifici, primo tra tutti la polisonnografia - chiarisce il dottor Alessandro Bianchi, specialista in otorinolaringoiatria a Milano - Con questo esame il sonno viene monitorato per rilevare eventuale presenza, numero e durata di eventuali apnee. Se questo esame risulterà positivo, si potranno fare ulteriori approfondimenti, come l’esame endoscopico delle vie respiratorie, per rilevare la sede dell’ostruzione».

I malati presentano spesso sintomi neurologici, che possono essere il primo campanello d’allarme che porta alla diagnosi: la frammentazione del sonno e la ridotta percentuale di sonno profondo possono causare cefalea, sonnolenza diurna, performance cognitive ridotte e depressione.

La presenza di mal di testa al risveglio è rilevabile nel 74% dei malati, ma spesso quelli che si rivolgono al medico per una cefalea non riferiscono spontaneamente eventuali disturbi del sonno.  La sonnolenza diurna  è causata dalla cattiva qualità del sonno, dalla sua frammentazione, dovuta ai frequenti episodi di risveglio, di cui il paziente non può essere consapevole. I malati riferiscono un ridotto grado di vigilanza, affaticabilità, difficoltà alla concentrazione e labilità dell’attenzione.

Spesso si associa anche un deficit cognitivo. La labilità attentiva rende la vita lavorativa difficoltosa, fino a creare disagi non solo sociali, ma anche psicologici. La depressione è il disturbo dell’umore più spesso associato all’OSA. Non è stato ancora chiarito se sia una conseguenza della malattia oppure se compaia come effetto. 

Per il trattamento è necessaria quasi sempre una terapia dietetica volta a ottenere una riduzione di peso. In casi selezionati si rivela utile l’applicazione durante la notte di dispositivi orali che servono a evitare l’arretramento della mandibola che spesso si verifica durante il sonno. Il presidio più importante è però rappresentato dalla terapia ventilatoria notturna, che consiste nell’applicazione di una mascherina collegata a una macchina in grado di applicare una leggera pressione positiva all’area inspirata. In base alla gravità del quadro clinico e alle risultanze dell’endoscopia del sonno, si ricorre alla terapia chirurgica.



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