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Ictus: prevenirlo curando la fibrillazione atriale

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Pubblicato il: 14-08-2017
Ictus: prevenirlo curando la fibrillazione atriale © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - L’ictus cerebrale è una condizione - definita dal Presidente della WFN Raad Shakir l’epidemia del 21esimo secolo - che rappresenta circa il 12% di tutte le cause di morte a livello globale: colpisce, infatti, oltre 15 milioni di persone l’anno nel mondo, provocando 6,7 milioni di decessi.

Tra le persone che, ogni anno, sopravvivono a un ictus, 5 milioni presentano gravi forme di invalidità, come paralisi, perdita della parola o della vista. La sensibilizzazione assume, quindi, il valore di ricordare a tutti l’importanza della prevenzione per combattere alcuni tra i principali fattori di rischio, come ipertensione, obesità, ipercolesterolemia, ma anche malattie cardiache tra cui la fibrillazione atriale, anomalia del ritmo cardiaco, che può creare la formazione di coaguli all’interno del cuore e responsabile di circa il 15% di tutti gli ictus trombo-embolici. 

In Italia la fibrillazione atriale colpisce circa 1 milione di persone e si associa a un rischio di incorrere in un ictus cerebrale 5 volte maggiore rispetto alla popolazione che non soffre di questa patologia. Rischio che aumenta in modo esponenziale con il progredire dell’età. Dei 200 mila casi di ictus mediamente stimati ogni anno in Italia, 30-36 mila sarebbero imputabili alla fibrillazione atriale.

Recenti dati dello Studio Europeo Euro Heart Survey hanno permesso di stimare l’impatto economico della fibrillazione atriale in 5 Paesi europei, tra cui l’Italia, da cui risulta che il costo medio annuo per ogni malato, nel nostro Paese, è pari a oltre 3.000 euro, dove le ospedalizzazioni e le procedure interventistiche, influiscono per il 70%. 

Oggi la novità terapeutica è costituita dai nuovi anticoagulanti orali, molecole di sintesi che inibiscono selettivamente un singolo fattore della coagulazione, entrati nella pratica clinica già da alcuni anni. Non richiedono controlli ematici costanti, poche le probabilità di interazione con alimenti e altri farmaci, sono somministrati a dosaggio fisso e presentano un ridotto rischio di emorragie cerebrali rispetto alla terapia tradizionale.

Per valutare il reale impatto di questa nuova categoria di farmaci nella pratica clinica è stata realizzata dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma una valutazione nei confronti di uno di questi nuovi farmaci, rivaroxaban. I risultati dimostrano come l’introduzione di questa molecola consenta una riduzione degli ictus stimata nel primo anno di 642 eventi, nel secondo di 636 e nel terzo di 2.504. Per quanto riguarda il risparmio complessivo a carico del Sistema sanitario nazionale è possibile parlare di 7 milioni di euro nel primo anno, 19 milioni di euro nel secondo anno e 32 milioni di euro nel terzo anno.



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