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Ipertensione e fibrillazione atriale: quale legame?

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Pubblicato il: 17-08-2017
Ipertensione e fibrillazione atriale: quale legame? © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - I soggetti affetti da ipertensione arteriosa, soprattutto quelli che sviluppano ipertrofia ventricolare sinistra per cattivo controllo dei valori pressori, sono la stragrande maggioranza dei casi di fibrillazione atriale, l’aritmia cardiaca più frequente al mondo poiché colpisce circa l’1-2% della popolazione generale e fino al 15% negli ultraottantenni.

Nonostante la rilevanza del problema per la salute pubblica, i meccanismi responsabili della fibrillazione atriale rimanevano poco conosciuti. Uno studio condotto dalla professoressa Teresa, in collaborazione con il Brigham and Women's Hospital dell’Università di Harvard (Boston, USA) e coordinato dal Centro dell’Ipertensione Arteriosa dell’Azienda ospedaliera Università di Padova, ha permesso di individuare uno dei principali determinanti della fibrillazione atriale negli ipertesi.

Si è potuto accertare che l’aldosterone, il principale ormone mineralcorticoide, svolge un ruolo importante nella patogenesi della fibrillazione atriale negli ipertesi, sia attraverso la sua azione diretta a livello del sistema di conduzione cardiaca che promuovendo la deposizione di tessuto fibrotico nel cuore. Questo ormone è responsabile dell’ipertensione arteriosa in circa il 14% dei malati che afferiscono al Centro padovano. 

La coesistenza di fibrillazione atriale e ipertensione arteriosa pone problemi del tutto particolari per il trattamento, poiché la fibrillazione atriale comporta un rischio aumentato di trombo-embolismo e, pertanto, richiederebbe un trattamento anticoagulante nella maggior parte dei malati. 

D’altra parte, negli ipertesi tale trattamento aumenta il rischio di emorragie, cerebrali e in altri distretti, a meno che i valori pressori non siano perfettamente controllati. Pertanto, gli ipertesi fibrillanti dovrebbero essere valutati in ambito specialistico, allo scopo di individuare un eventuale iperaldosteronismo primario alla base dell’ipertensione, che se identificato potrebbe permettere di guarire definitivamente l’ipertensione. Qualora ciò non fosse possibile, è necessario istituire un trattamento antipertensivo in grado di normalizzare i valori pressori, consentendo il trattamento anticoagulante.



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Azienda ospedaliera di Padova

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