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Possibile, forse, entro un paio d'anni

Maiali senza retrovirus per i trapianti d'organo

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Pubblicato il: 31-08-2017
Maiali senza retrovirus per i trapianti d'organo © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - I maiali sono considerati, dalla scienza, la razza animale con maggiori similitudini, per dimensioni e funzionalità degli organi interni, all’essere umano. Uno dei principali ostacoli all’impiego dei suini per aiutare le persone in attesa di trapianti sono i cosidetti retrovirus porcini endogeni; un tipo di virus presente in tutti i maiali, dato che, nel corso della storia, si sono aggiunti al genoma di questi animali. La loro pericolosità è altissima: possono, infatti, essere inaspettatamente rilasciati, causando infezioni rischiose per la salute umana in caso di trapianto d’organo.

Ora, però, un gruppo di ricercatori internazionale ha compiuto un importante passo avanti  nella possibilità di trapiantare, entro un paio di anni (sostengono i ricercatori stessi), organi di maiali geneticamente modificati senza rischi per l’uomo. In effetti si tratta di una scoperta fondamentale, giacché se gli organi per i trapianti potessero essere presi da maiali allevati, invece che dai corpi delle persone decedute, sarebbe possibile salvare molte più persone. 

La ricerca, che ha utilizzato la tecnica del ‘gene editing’ (la modificazione di alcune sequenze delle basi del DNA: adenina, citosina, guanina e timina), è stata pubblicata su Science ed è stata coordinata da George Church, medico e genetista dell’Università di Harvard. 

Gli scienziati hanno preso alcune cellule di un maiale e ne hanno modificato il DNA per eliminare i retrovirus, successivamente le hanno trasformate in cellule uovo. A queste è stato fornito il DNA necessario per farle diventare embrioni di maiale, che poi sono stati impiantati in alcune scrofe. Molti degli embrioni e dei feti di maiale sono morti prima della fine delle gravidanze, e alcuni maiali sono morti poco dopo la nascita; ma 15 sono sopravvissuti e nessuno di loro ha i retrovirus nel proprio DNA. Il prossimo passo dei ricercatori sarà quello di tenere questi animali sotto stretto monitoraggio in modo da verificare l’insorgenza di eventuali problemi a distanza di tempo.



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Science

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