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Terapia del dolore: 10 milioni di casi al Pronto soccorso

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Pubblicato il: 29-08-2017
Terapia del dolore: 10 milioni di casi al Pronto soccorso © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - L'Italia è tra le pochissime nazioni a essersi dotata di un impianto normativo sulla terapia del dolore: la legge 38/2010 tutela chi ne soffre in maniera cronica, sancendo per tutti i cittadini il diritto all’accesso alla terapia del dolore e alle cure palliative.

La terapia del dolore comprende tutti quegli atti farmacologici, interventistici, chirurgici e cognitivo-comportamentali che hanno lo scopo  di ridurre il dolore inutile. Una patologia che affligge il 20% della popolazione italiana, mentre nei Paesi dell'Europa gli interessati oscillano tra il 12 e il 25%. Il dolore colpisce dunque un italiano su 5 e rappresenta un'emergenza sociale a cui bisogna dare grande attenzione.

Dieci milioni di persone in Italia nel 2015 si sono recate al Pronto soccorso per dolore acuto; il 60% delle richieste di intervento con i medici di base avvengono per la stessa ragione. Tra i fattori di rischio per l’insorgenza del dolore acuto, i prevalenti sono incidenti stradali, infortuni sul lavoro, incidenti in ambiente domestico, patologie cardiovascolari acute e tumori.

Tra le cause del dolore acuto, in evidenza  3 macro-aree: mal di schiena (78% di accessi al pronto soccorso per dolore), cefalea (16%) e coliche renali (5%). A tutto questo va aggiunto il dolore iatrogeno, quale quello dovuto a interventi chirurgici, che in un anno in Italia sono quasi 5 milioni, e in cui il dolore può essere previsto e controllato.

Tra le persone al di sopra dei 65 anni, la percentuale media delle persone con dolore supera il 50%. Inoltre, gli individui con un numero di condizioni morbose elevato, obesi, a basso livello di scolarità, di sesso femminile sono colpiti con frequenza ancora maggiore. 

In Italia lo studio IPSE (SIMG 2005) attribuisce il 75% delle richieste di intervento del medico di medicina generale per dolore a cause osteoarticolari, seguite a distanza dalle cefalee e dal dolore viscerale (complessivamente 10-12%). Il mal di schiena è la principale causa di perdite di giornate del lavoro nel nostro Paese. Ogni anno in Italia vengono effettuati circa 5 milioni di interventi chirurgici e molti inducono, per la lesione dei tessuti, dolore post-operatorio di entità variabile.

Questo dolore può e deve essere controllato per consentire di mantenere il più possibile le condizioni di benessere. Ai presidi farmacologici in uso può aggiungersi il contributo delle medicine complementari o integrative che possono essere utilizzate in modo integrato con i farmaci classici offrendo in alcuni settori ulteriori vantaggi (agopuntura, fitoterapia).



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