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Grassi: stop alle condanne, uno studio li riabilita

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Pubblicato il: 11-09-2017
Grassi: stop alle condanne, uno studio li riabilita © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Limitare i grassi per migliorare la salute è inutile, anzi è controproducente, perché se si vuole stare meglio è meglio consumarne di più.  A dirlo è uno studio coordinato dalla McMaster University di Hamilton, in Canada, pubblicato su Lancet e presentato all'ultimo Congresso europeo di cardiologia di Barcellona.

Da questo studio, che ha coinvolto per 12 anni 135mila persone di 18 Paesi, è emerso che è soprattutto la quantità di zuccheri forniti dall’alimentazione ad aumentare il rischio di mortalità, mentre una dieta ricca di grassi, sia saturi che insaturi, è associata a un più basso rischio di mortalità.

La conclusione dei ricercatori è che per migliorare la salute delle persone non serve ridurre i grassi, ma aumentarli fino al 35% delle calorie giornaliere. A essere ridotti devono essere, invece, i carboidrati, che dovrebbero scendere ben al di sotto il 60% dell'energia totale quotidiana indicata oggi dalla linee guida.

Un’evidenza che cancella decenni di demonizzazione dei grassi e arriva a confermare quanto emerso da altri importanti studi recenti, i quali spostano l’attenzione sugli zuccheri, considerati i veri killer dell’alimentazione moderna.

Un’ulteriore conferma di quanto già emerso nel rivoluzionario studio, pubblicato sull’American Journal of Nutrition nel 2010, che ha sancito il fallimento delle politiche nutrizionali adottate negli Stati Uniti a partire dal secondo dopoguerra: la riduzione dei grassi saturi a favore di zuccheri e carboidrati non ha diminuito né l’obesità né le malattie cardiovascolari, anzi l’epidemia è continuata.

Da quello studio, che si è guadagnato una copertina del Time con il titolo Eat butter (mangiate burro), è partito il processo di rivalutazione del burro, che anno dopo anno si arricchisce di ulteriori conferme da parte del mondo scientifico.

Gli studi hanno confermato che il colesterolo è necessario per secernere gli ormoni essenziali alla funzionalità e all’integrità dell’organismo. Ma soprattutto hanno spostato l’attenzione dal colesterolo fornito dai cibi a quello prodotto dall’organismo: è quest’ultimo che va limitato, perché ha un maggior impatto sulla colesterolemia totale.

Quindi, introdurre adeguate quantità di colesterolo con l’alimentazione si rivela utile per evitare di stimolare il fegato a produrre più colesterolo endogeno. Una porzione di burro fornisce 24 mg di colesterolo, ossia solo l’8% della dose giornaliera consigliata di colesterolo assunto tramite i cibi.

Consumato a crudo, il burro è altamente digeribile perché i suoi acidi grassi a catena corta (come l’acido butirrico) si sciolgono a una temperatura inferiore a quella corporea (circa 30°C) e questo li rende facilmente digeribili e rapidamente assimilabili. Questi grassi buoni non sono amici solo dello stomaco ma anche dell’apparato digerente: l’acido butirrico protegge le cellule del colon e dell’intestino tenue, contribuendo al benessere dell’intestino.



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