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Non si dovrebbero mai superare i 5 grammi al dì

Il sale è pericoloso per chi soffre di malattie autoimmuni

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Pubblicato il: 12-09-2017
Il sale è pericoloso per chi soffre di malattie autoimmuni © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Il sale, come ben si sa, è un ingrediente che è buona norma consumare con moderazione - secondo l’Organizzazione mondiale della sanità non andrebbero superati i 5 grammi al giorno - e ciò per il fatto che esso aumenta i rischi di malattie cardiovascolari ed ictus, oltre ad essere pericoloso per chi soffre di pressione alta. 

A queste motivazioni se ne aggiunge ora una che è emersa da uno studio pubblicato su Plos One e condotto da un team di ricercatori coordinati da Guido Valesini, reumatologo dell’Università La Sapienza e direttore della Uoc di Reumatologia del Policlinico Umberto I di Roma: secondo la ricerca eccedere nell’impiego di sale nella dieta alimentare è un’abitudine dannosa soprattutto per chi soffre di malattie autoimmuni; questo ingrediente è infatti in grado di contribuire a innalzare i livelli di infiammazione nelle cellule del sistema immunitario dei soggetti affetti da artrite reumatoide e lupus eritematoso sistemico.

Queste patologie sono relativamente frequenti ed hanno impatti devastanti sulla vita delle persone, dato che implicano terapie pesanti a base di antinfiammatori e immunosoppressori; il gruppo di Valesini ha pertanto cercato di verificare se la modificazione della dieta potesse avere ricadute positive su queste malattie e fornire dunque un’arma in più contro le patologie autoimmuni, sia a livello terapico che di prevenzione nei soggetti a rischio per famigliarità. Per capire ciò gli scienziati hanno osservato cosa succedeva ad alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti, in pazienti con artrite e lupus sottoposti a regime iposodico (basso contenuto di sale) per tre settimane e successivamente normosodico per due settimane

Analizzando le popolazioni linfocitarie dei pazienti che avevano seguito le diete prescritte, i ricercatori hanno osservato che regimi dietetici a basso contenuto di sodio facevano aumentare il numero di linfociti T regolatori - quelli con azione antinfiammatoria - mentre riducevano i T helper 17 - che agiscono, invece, favorendo l’infiammazione. Sulla superficie dei linfociti esiste infatti un recettore che, se mutato in seguito all’interazione con il sale, induce uno squilibrio nelle popolazioni linfocitarie, predisponendo a patologie autoimmunitarie.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Plos One

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