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Sindrome della fatica cronica: aumentano i riconoscimenti

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Pubblicato il: 27-09-2017
Sindrome della fatica cronica: aumentano i riconoscimenti © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - «All’inizio degli anni 90 descrissi per la prima volta in Italia un numero consistente di individui con sindrome da fatica cronica e riportai 205 casi sulla rivista scientifica Archives of Internal Medicine già nel 1993 - dichiara il professor Umberto Tirelli, oncologo, primario della Divisione di Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano e direttore del Centro Tumori, Stanchezza Cronica e Ossigeno-ozonoterapia alla Clinica Mede, Sacile (Pordenone) - Da allora migliaia di malati sono stati diagnosticati, ma anche tra la classe medica molto scetticismo sulla effettiva natura della malattia è persistito fino a oggi.

Ora anche la Stanford University di Palo Alto in California, la culla della Silicon Valley, e una delle università più importanti a livello mondiale, ha riconosciuto ufficialmente questa malattia che colpisce più di un milione di persone negli Stati Uniti e ha organizzato un convegno per studiare gli aspetti biologici e terapeutici di questa sindrome», dichiara il professor Tirelli a proposito del convegno che è stato organizzato dal professor Ron Davis, professore di Immunologia e Microbiologia dell’Università di Stanford e direttore dello Stanford Institute for Immunity Transplantation and Infection.

«Molto è stato fatto in Italia per la diffusione dell’informazione su questa patologia - continua Tirelli - e oggi molte istituzioni e medici, più spesso che nel passato, sospettano o fanno diagnosi di questa patologia nell’ambito della loro attività medica. Peraltro, a livello normativo e a livello ufficiale, la patologia rimane ancora frequentemente sconosciuta e i malati hanno grandi difficoltà non solo nel far riconoscere la propria patologia, ma anche nel farsi curare o accettare dai medici che vedono». 

Recentemente, nell’ambito di un progetto strategico sulla medicina di genere del Ministero della Salute, l’Age.na.s (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) ha presentato delle linee guida sulla CFS, messe a punto da diversi esperti, tra cui lo stesso professor Tirelli.



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Prof. Umberto Tirelli

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