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Gli esperti: denunciare i casi

Violenza ostetrica: ecco come difendere le mamme

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Pubblicato il: 24-10-2017

Secondo la prima ricerca nazionale su questo tema, il 21% delle mamme italiane dichiara di aver subito un maltrattamento fisico o verbale durante il primo parto. Alcune decidono persino di non fare più figli.

Sanihelp.it - Si stimano in circa 1 milione le madri in Italia che affermano di essere state vittime di una qualche forma (fisica o psicologica) di violenza ostetrica alla loro prima esperienza di maternità. Un’esperienza così traumatica che avrebbe spinto il 6% delle donne, negli ultimi 14 anni, a scegliere di non affrontare una seconda gravidanza, provocando di fatto la mancata nascita di circa 20.000 bambini ogni anno nel nostro Paese.

Sono alcuni dei dati emersi dalla prima indagine nazionale sulla cosiddetta violenza ostetrica, cioè l’appropriazione dei processi riproduttivi della donna da parte del personale medico. La ricerca, nata su iniziativa dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (istituito e fondato da Alessandra Battisti e Elena Skoko) è stata condotta dalla Doxa e finanziata dalle associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo Onlus. 

La definizione di violenza ostetrica comprende, per esempio, costringere la donna a subire un cesareo non necessario o un'episiotomia evitabile, a partorire sdraiata con le gambe sulle staffe, esporre la donna nuda di fronte a una molteplicità di soggetti, separare la madre dal bambino senza una ragione medica, non coinvolgere la donna nei processi decisionali che riguardano il proprio corpo e il proprio parto, umiliare verbalmente la donna prima, durante e dopo il parto. Emerge un 21% di donne che ritiene di aver subito una qualche forma di violenza ostetrica fisica o verbale alla loro prima esperienza di maternità. 

L’indagine ha rilevato che per 4 donne su 10, l’assistenza al parto è stata per certi aspetti lesiva della propria dignità e integrità psicofisica. In particolare, la principale esperienza negativa vissuta durante la fase del parto è la pratica dell’episiotomia, subita da oltre la metà (54%) delle mamme intervistate. Un tempo considerata un aiuto alla donna per agevolare l’espulsione del bambino, oggi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce una pratica dannosa, tranne in rari casi. 

«Dai racconti delle donne – spiega Elena Skoko, fondatrice e portavoce dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVO Italia) – eravamo a conoscenza del fatto che per tante l’assistenza al parto era stata un’esperienza traumatica. Per questo abbiamo promosso la campagna #bastatacere sui social media. Con la nascita dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica abbiamo deciso di tratteggiare i confini di un fenomeno ancora sommerso».

Ad aggravare la situazione il fatto che, in Italia, 3 partorienti su 10 negli ultimi 14 anni, vale a dire 1,6 milioni di donne (il 61% di quelle che hanno subito un’episiotomia) dichiarano di non aver dato il consenso informato per autorizzare l’intervento. Per il 15% delle donne si è trattato di una menomazione degli organi genitali, mentre il 13% delle mamme ha visto tradita la loro fiducia nel personale ospedaliero. 

A fronte di un 67% del campione che dichiara di aver ricevuto un’assistenza adeguata da parte di medici e operatori sanitari, 1.350.000 donne (il 27% delle intervistate) dichiarano di essersi sentite seguite solo in parte dall’equipe medica, precisando che avrebbero voluto essere più partecipi su quanto stava avvenendo durante il parto. 

Come afferma l’OMS e l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHCHR), l’abuso, la negligenza o la mancanza di rispetto durante il parto possono condurre alla violazione dei fondamentali diritti umani della donna e del bambino, mettendo a rischio la loro vita e la loro sicurezza.

Le inappropriatezze denunciate attraverso la ricerca sono molteplici. Il 27% delle madri lamenta una carenza di sostegno e di informazioni sull’avvio dell’allattamento e il 19% la mancanza di riservatezza in varie fasi e momenti della loro permanenza nell’ospedale. Il 12% afferma che gli è stata negata la possibilità di avere vicino una persona di fiducia durante il travaglio, al 13% non è stata concessa un’adeguata terapia per il dolore.

Infine, il 4% afferma di avere vissuto una trascuratezza nell’assistenza con insorgenza di complicazioni ed esposizione a pericolo di vita. L’Istituto Superiore della Sanità stima che in Italia, ogni anno, ci siano oltre 1259 casi di near miss ostetrici documentati, mentre le morti materne sono sottostimate del 60%.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Osservatorio sulla violenza ostetrica Italia

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