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Prevenzione e terapia

Tumori, un anticorpo dimezza la mortalità per sarcoma

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Pubblicato il: 26-09-2017

Dopo 40 anni approvato un farmaco che dà speranza per tumori rari come i sarcomi, per i quali fino a oggi esistevano poche possibilità di cura: si chiama olaratumab


Tumori, un anticorpo dimezza la mortalità per sarcoma © Thinkstockphotos

Sanihelp.itSarcomi dei tessuti molli in fase avanzata, tumori rari, diversi uno dall’altro, difficili da stanare. Dopo anni in attesa di nuove opportunità di cura e di ricerca, finalmente è stato approvato in Italia un anticorpo monoclonale ricombinante totalmente umano, olaratumab, che in combinazione con doxorubicina sarà una nuova terapia di prima linea contro questo tipo di tumore. In Italia si stima siano oltre 3.500 nuovi pazienti all'anno, in Europa circa 23 mila le persone colpite ogni anno. Questo tumore si forma nei tessuti connettivi, nei  muscoli, e può interessare ossa, cartilagini, nervi, vasi sanguigni e tessuti sottocutanei. Per fare in modo che l'anticorpo olaratumab venisse messo a disposizione di pazienti che, nelle forme più avanzate, hanno una scarsa speranza di sopravvivenza a 5 anni con le terapie finora disponibili, si è deciso di non attendere oltre. Lo studio ha mostrato che è possibile una riduzione del 54% della mortalità e un prolungamento della sopravvivenza dell'80%.

Per questo motivo l'agenzia europea del farmaco, Ema, ha dato il via libera in forma accelerata all'immissione in commercio della molecola, in considerazione sia della sua efficacia clinica che della rarità della patologia e dell'assenza da decenni di nuove alternative terapeutiche. Silvia Stacchiotti, oncologa medica dell'Istituto nazionale tumori di Milano spiega che «non è comune osservare un vantaggio così importante in termini di sopravvivenza nella terapia medica dei sarcomi dei tessuti molli dell'adulto».

«Olaratumab – aggiunge - interferisce con meccanismi molecolari della cellula tumorale riducendo le possibilità di progressione della malattia. Questo, associato alla buona tollerabilità del farmaco, ha configurato un profilo rischio-beneficio positivo. Tuttavia c'è ancora strada da percorrere, anche perché si possa arrivare a identificare al meglio i pazienti che hanno probabilità di risposta più alta».



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